Chi possiede un conto corrente bancario ormai da diversi anni le ricorda sicuramente col nome di “commissioni di massimo scoperto”. Si trattava in pratica di un interesse medio dell’1,2% a trimestre chiesto al cliente che avesse creato scoperti sul conto. L’interesse veniva calcolato sulla punta massima di rosso raggiunta nel periodo portando così spesso a cifre da capogiro (in media 4-5% di interessi sullo scoperto in un anno) che si andavano a sommare e non annullavano in nessun caso i già alti interessi passivi sulle cifre in rosso.

Nel 2009 questa gabella fu abolita ma poi ripristinata con l’unica eccezione dei conti per famiglie dove un rosso “occasionale” (massimo 7 giorni di scoperto in tre mesi) era accettato e non tassato.

Non sempre la realtà rispetta però le regole imposte. E così un vecchio fardello che doveva essere morto e superato già da tempo come le commissioni sugli scoperti bancari ed i fidi, è invece ancora praticatissimo dalle Banche. O per meglio dire lo era fino a pochi giorni fa. Il Governo Monti, sollecitato dalla Banca d’Italia, ha infatti finalmente deciso di porre un freno perentorio a queste gabelle dure a morire perché sempre modificate nel nome ma mai nella sostanza.

Ecco allora che il Ministro dell’Economia ha legiferato quanto segue per evitare che il correntista debba versare interessi esorbitanti (quelli passivi sullo scoperto sono di per sé molto più alti degli interessi attivi).

Ciò che la Banca potrà chiedere al cliente che avesse richiesto ed ottenuto un fido bancario (una sorta di prestito interno con l’istituto bancario che permette di “andare in rosso” di un massimo concordato alla stipula del contratto) è solo una percentuale dello 0,5% sull’importo accordato al correntista con scadenza trimestrale.

Per gli sconfinamenti (cifre spese extra fido o rossi sul conto), invece, la commissione massima consentita dalla Banca dovrà essere espressa in misura fissa e con un valore realmente commisurato agli scoperti.

Foto: universando.eu

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