Da tempo la preoccupante instabilità degli istituti di credito italiani rappresenta un grave problema per la borsa di oggi di tutta Europa, i quali a ragion veduta guardano con timore la precaria situazione del comparto bancario italiano. Nel corso dell’ultimo anno ne hanno parlato tutti i maggiori quotidiani e portali di informazione legati al mondo della finanza, ma ora la notizia è tornata sulle prime pagine in merito alla tanto discussa questione delle banche venete, ovvero Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Cosa sta accadendo di preciso e cosà accadrà nel breve termine? Cercheremo di trovare la risposta a tali domande in questo articolo.

Le due banche del Veneto si trovano infatti in una situazione complessa
, in quanto se da un lato possono in teoria godere della garanzia statale in termini di capitale liquido, dall’altro sono a rischio insolvibilità in quanto secondo gli enti internazionali di Vigilanza competenti non avrebbero rispettato negli ultimi anni i criteri fissati per i minimi patrimoniali. Insomma le parti in gioco sono molte, così come gli interessi, ma l’ipotesi del bail-in, ovvero del salvataggio interno tramite il diretto coinvolgimento degli azionisti, rimaneva fino a pochi giorni fa la più preoccupante, se non fosse stato per i tentativi del Ministero del Tesoro: infatti pur di evitare questa infausta eventualità il Tesoro ha proposto una misura di ricapitalizzazione su base precauzionale, la quale porterebbe a un massiccio intervento dello Stato, a una suddivisione degli oneri legati ad azioni e altri strumenti e infine a un ipotetico bonus da 1,2 miliardi di capitale proveniente da fondi e enti privati. Si tratta di una proposta interessante ma che per ora tuttavia rimane nell’aria in quanto mancano appunto i fantomatici investitori privati interessati.

In mancanza di tali fondi e volendo escludere l’opzione di un salvataggio interno è rimasta quindi una terza e meno scontata via, che prevede nello specifico una liquidazione coatta amministrativa: gestita direttamente dalla Banca d’Italia, in questo caso la liquidazione ordinata prevede in pratica la cessione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza alla ben più solida e prestigiosa Intesa SanPaolo: il prestigioso istituto meneghino ha accettato di rilevare alcune attività delle banche venete, ma chiarendo di non volere investire ingenti capitali in modo da non rischiare di perdere tempo e guadagni per causa loro. Una pace insomma di cristallo sembra, ma che potrebbe rappresentare una pratica soluzione per tutte le parti interessate: è inoltre già stato stabilito che sarà la stessa Banca Intesa a doversi libererare dei crediti deteriorati cedendoli a una bad bank, ma in questo caso nessun effetto sgradito dovrebbe essere percepito dai semplici correntisti in quanto si tratterà di un semplice trasferimento.

Sarà dunque lo Stato a dover coprire la maggior parte dei fondi necessari per riempire il vuoto lasciato dalla cessione dei crediti deteriorati, così come sarà lo Stato a dover provvedere alla ricapitalizzazione delle due banche in vista della trattativa. Un piano insomma ingente, che secondo le stime potrebbe costare tra i 5 e 6 miliardi di euro: tuttavia nella pratica prima di giungere a tale scenario bisogna rispettare l’iter burocratico previsto per i casi simili. Per prima sarà la Banca centrale europea di Mario Draghi a dover valutare attraverso una attenta analisi economica la reale situazione di dissesto di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, cosa che facilmente verrà confermata, quindi toccherà al Single Resolution Board europeo, che a sua volta dovrà stabilire se porre le due banche in liquidazione o nel tanto temuto stato di risoluzione. Per ricorrere alla liquidazione tuttavia occorre rispondere a diversi criteri quali la reale impossibilità di ricostruire in maniera solida una redditività pensata sul lungo termine e la totale mancanza di rilevanza sistemica.

Cosa comporterà dunque questo per gli azionisti e obbligazionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza? La procedura standard prevede che i vuoti lasciati dalla cessione dei crediti deteriorati vengano riempiti azzerando il numero degli azionisti e trasferendo parte degli oneri a quanti abbiano investito in bond subordinati. In uno scenario del genere è possibile dunque che anche per i piccoli investitori sia previsto un danno più o meno ingente, soprattutto per chi sia in possesso di titoli junior. Esiste comunque la possibilità di appellarsi allo Stato per i casi di supposta truffa in modo da poter guadagnare il diritto a un parziale rimborso come è stato negli ultimi mesi anche per il Monte dei Paschi di Siena.

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