La crisi ha ridato vita a forme di prestito ben conosciute già sei secoli fa quando il pegno era la modalità più consolidata per ottenere denaro in cambio di oggetti preziosi che venivano, appunto, impegnati.

Pare infatti che questa metodologia così antica stia tornando di gran moda tra quanti necessitano di denaro contante in brevissimo tempo e non possono attendere i tempi burocratici delle banche. Il pegno, quindi, sta soppiantando i prestiti tradizionali con ben 30mila operazioni svolte al mese, numeri notevoli che stanno decretando anche il mancato successo dei famosi negozi Compro oro dove, a differenza del banco dei pegni, non è possibile rientrare in possesso del bene.

Ma vediamo nello specifico come funziona il pegno. Secondo l’articolo numero 2784 e seguenti del Codice civile, per pegno si intende la consegna di un oggetto in cambio di denaro erogato immediatamente. Lo stesso oggetto impegnato potrà ritornare in possesso del primo proprietario qualora questi, entro un tempo prestabilito, paghi al banco dei pegni la somma corrispostagli inizialmente maggiorata dagli interessi che, per inciso, possono addirittura arrivare al 18%.

Un perito della banca valuta il valore del bene proposto. Si può trattare di oggetti di valore, la cui quotazione è più semplice, o di altri oggetti come pellicce, quadri, tappeti. Il prestito erogato non copre mai l’intero valore dell’oggetto ma circa l’80% in caso di oggetto prezioso ed il 50% in caso di oggetti non considerati tali.

Per ottenere il prestito non vengono svolte altre indagini, come garanzia basta l’oggetto stesso che resta al banco del pegno. Nel momento dello scambio, al cliente viene rilasciata una polizza con tutte le clausole per la restituzione del bene impegnato. Solitamente il tempo massimo è di 6 mesi, con possibilità di rinnovo, passati i quali il cliente non può più rivalersi sull’oggetto impegnato a meno che lo stesso non sia stato ancora messo all’asta. In questo caso, però, il cliente che rivoglia il suo bene dovrà corrispondere la cifra che gli è stata offerta all’inizio, tutti gli interessi previsti ed anche quelli di mora per l’eccedenza temporale oltre i 6 mesi.

Se, invece, l’oggetto viene messo all’asta e l’offerta vincente è maggiore del denaro spettante alla banca (valore dell’oggetto, commissioni e diritti d’asta), il surplus viene dato al primo proprietario dell’oggetto. Tale circostanza, però, si verifica assai di rado visto che proprio le aste sono viste come il momento nel quale acquistare beni di valore a prezzi molto più bassi del normale.

Foto: ilpost.it

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