Lo Spread, questo sconosciuto. Se ne sente ormai parlare in qualsiasi notiziario, è diventato protagonista di rotocalchi e programmi tv di approfondimento ma per molti questa parola resta un vocabolo straniero molto poco legato a qualcosa di più concreto. Eppure tutti in questi mesi di manovre economiche “lacrime e sangue” abbiamo capito una cosa: quando lo Spread sale, l’economia è in seria difficoltà. Cerchiamo quindi di dare una spiegazione valida che aiuti a comprendere con semplicità cosa davvero sta accadendo e perché lo Spread tiene così delicatamente gli equilibri della nostra economia.

Partiamo innanzitutto col definire cosa è lo Spread. Con questa parola non si intende altro che il differenziale tra il rendimento dei Bund tedeschi e quello dei nostri Titoli di Stato, i cosiddetti Btp. Ma perché vengono presi come riferimento proprio questi due Paesi dell’Unione Europea? La risposta è tanto semplice quanto per noi amara. Per stabilire il valore dello Spread, infatti, è necessario utilizzare come parametri di riferimento due Paesi dei quali uno, in questo caso la Germania, più stabile e sicuro economicamente e l’altro, l’Italia nel caso specifico, più a rischio.

Detto questo, passiamo al rendimento. I Btp rendono di più dei Bund. E, paradossalmente, in finanza ciò sta a significare che il rischio è maggiore e si tratta quindi di Titoli poco appetibili per gli investitori poiché promettono un rendimento maggiore a fronte della necessità che si ha di venderne quanti più possibile per rimpinguare le casse dello Stato.

È di queste ore la notizia dello “scudo anti Spread” proposto da Monti. In questo caso di altro non si tratta che di una sorta di calmiere volto a tenere sotto un certo limite il differenziale tra i due Titoli di Stato. Così facendo, si tenta di vendere maggiormente i Titoli del Paese in difficoltà per dare liquidità allo Stato e ridurre conseguentemente il debito che ci rende economicamente più deboli.

Foto: politica24.it

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