Secondo le ultime analisi effettuate, da quando c’è l’Euro il gap tra tasso fisso e tasso variabile è notevolmente diminuito. A causare ciò anche il parametro Eurirs, valore utilizzato per il rimborso dei prestiti a tasso fisso, ed il tasso Euribor che si mantiene costante a circa 30 centesimi al di sotto del tasso ufficiale Bce.

Questa notizia, che renderà felici non pochi debitori che hanno scelto il tasso fisso per evitare brutte sorprese, è in realtà chiaro sintomo del fatto che la crisi economica nella quale ci troviamo tarderà a finire.

Ma vediamo un po’ più nel dettaglio in cosa consiste questo assottigliamento della differenza tra tasso fisso e variabile. Secondo Mutuionline, famoso sito Web da anni specializzato nella comparazione di offerte di mutuo di diversi istituti bancari, un finanziamento di 100mila euro con tasso variabile a 20 anni fa spendere circa 577 euro al mese al mutuatario. Lo stesso importo, rateizzato per lo stesso periodo ma con tasso fisso, costa invece mensilmente 687 euro, quindi soli 110 euro in più rispetto al variabile.

Lo scenario cambia di poco se il prestito a tasso fisso o variabile ha una durata trentennale. In questo caso il gap è di soli 120 euro al mese.

Un buon affare per chi non ha voglia di incorrere in brutti rischi, penseranno in molti. In realtà, prima di scegliere quale tasso sia più adatto per il prestito che si andrà a richiedere, è bene fare una considerazione fondamentale.

Nel tasso fisso, l’importo di interessi da corrispondere sull’importo erogato dall’istituto di credito non viene stabilito con quello attivo all’avvio dell’istruttoria pratica bensì con quello vigente pochi giorni prima della stessa. E, con l’estrema volubilità dei mercati ed i repentini cambiamenti cui stiamo assistendo, questo lasso di tempo a volte abbastanza lungo per perfezionare gli ultimi dettagli della pratica potrebbe far aumentare considerevolmente il tasso fisso applicato sul proprio finanziamento.

Foto: casa.guidone.it

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