Che di mutui se ne accendano sempre meno non è una gran novità, soprattutto dopo questo anno che sta volgendo al termine e che con sé ha portato novità fiscali non sempre utili o gradite ai contribuenti. I numeri parlano chiaro: secondo i dati Crif, infatti, la domanda di mutui è calata del 42% nell’ultimo anno e peggio va per le erogazioni degli stessi prestiti ipotecari, scesa addirittura del 50% in un lasso di tempo tutto sommato breve. Numeri che fanno riflettere e ai quali si dovrebbero aggiungere tutti coloro i quali, timorosi di ricevere un secco “no”, decidono di non tentare la strada del mutuo perché anche convinti di non possedere i requisiti adatti per ricevere denaro.

E a dire il vero il problema dei requisiti, unitamente a quello dello Spread sempre troppo alto, è uno dei crucci di tutti ma in particolar modo di categorie come piccoli professionisti e personale dipendente con una busta paga non abbastanza “forte” per sostenere un prestito alle condizioni attuali.

In questo scenario tutt’altro che roseo c’è però una possibilità che sta affacciandosi sull’Italia con un interesse crescente da parte di domanda ed offerta. Si tratta dell’affitto con riscatto, una nuova modalità di affitto che di fatto si pone a metà tra un acquisto vero e proprio e il pagamento di un semplice canone di locazione. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste, quindi, l’affitto con riscatto che sta andando davvero molto bene negli ultimissimi tempi in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.

Chi ha un potere d’acquisto limitato ma deve in qualche modo decidere dove andare ad abitare, potrà utilizzare la modalità di affitto con riscatto pagando mensilmente al proprietario dell’immobile una somma concordata, così come avviene normalmente negli affitti, che sarà però leggermente più alta rispetto ad un normale canone di locazione. Solitamente i contratti con riscatto hanno una durata minima di tre anni, scaduti i quali chi occupa in affitto l’abitazione potrà decidere se acquistare o meno la casa che in quel tempo ha occupato pagando l’affitto. Quel canone maggiorato di cui vi parlavamo prima, però, ha ovviamente un senso. Se, infatti, chi paga l’affitto corrisponde per esempio 800 euro mensili anziché 500 euro, canone previsto per quell’immobile in caso di affitto tradizionale, i 300 euro di differenza saranno accantonati, ogni mese, per l’intera durata del contratto. Un contratto di tre anni, e dunque di 36 mesi, permetterebbe quindi a chi paga l’affitto con riscatto di aver non solo pagato il suo affitto tutti i mesi ma anche di aver accantonato 300 euro per tre anni e dunque una somma totale di 10.800 utili per riscattare il bene ed acquistarlo.

Questa modalità, per quanto interessante, va valutata con estrema attenzione prima di essere scelta. Chi andrà ad effettuare un affitto con riscatto, infatti, deve essere consapevole di costi e benefici e capire se, con l’ammontare accantonato, potrà dopo i tre anni acquistare l’immobile o comunque fare richiesta per un mutuo leggermente più basso. Il prezzo della casa, inoltre, viene concordato alla stipula del contratto e durante gli anni di affitto è ancora il vecchio proprietario dell’immobile a pagare l’Imu. La prevista contrazione dei prezzi immobiliari in qualche modo fa pensare, però. Bloccando il prezzo della casa tre anni prima, infatti, si rischierebbe non di fare un affare ma di perderlo in futuro.

Foto: vostrisoldi.it

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