Sembra banale ma per alcuni questi due termini, domicilio e residenza, rappresentano dei veri e propri sinonimi. In realtà, però, i concetti sono molto diversi e sarà bene spiegarli nel dettaglio anche in funzione di alcuni adempimenti burocratici dove viene spesso richiesto sia il domicilio che la residenza del soggetto interessato.

Il domicilio, infatti, è il luogo nel quale la persona fisica “ha stabilito la sede dei suoi affari e dei suoi interessi”, così come chiarisce l’articolo 43 del Codice Civile.

La residenza, invece, sta ad indicare la dimora abituale della persona stessa che può essere in un altro Comune, diverso da quello di domicilio.

L’articolo 47 del Codice Civile, inoltre, legifera che un soggetto può eleggere un domicilio speciale per affari o altre necessità purché ciò avvenga a seguito di un documento scritto da lui firmato e comprovante la sua decisione.

Ma cos’è, invece, il domicilio fiscale? Secondo il DPR 600/1973, per domicilio fiscale si intende il Comune dove il soggetto produce reddito. Per chi abita in Italia, il domicilio fiscale coincide col comune di residenza mentre per i soggetti non residenti in Italia, il domicilio fiscale viene inteso nel Comune nel quale si è prodotto reddito oppure, se il reddito è stato prodotto in più Comuni, in quello dove si è raggiunto il reddito più elevato.

Nel caso di persone non fisiche (società, aziende, etc), il domicilio fiscale coincide col Comune nel quale l’attività ha la sua sede legale o, in mancanza di questa, la sua sede amministrativa o, ancora, nel Comune nel quale si produce la maggior parte dei suoi affari.

Anche nel caso di persone non fisiche, così come spiegato poc’anzi per il domicilio di quelle fisiche, è possibile richiedere ed ottenere la modifica del domicilio fiscale presentando una richiesta scritta che sia motivata da specifiche necessità come quella, prima fra tutte, di svolgere la maggior parte della propria attività all’interno del Comune prescelto.

Foto: impresalavoro.eu

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