rinegoziazione-mutuoQuando si accende un mutuo presso qualsiasi istituto di credito, le condizioni contrattuali previste (tasso di interesse, costi accessori, durata del rimborso) devono tutte soddisfare il mutuatario affinché possa fare la scelta giusta ed ottenere il finanziamento ideale per progettare la costruzione, la ristrutturazione o l’acquisto della propria prima casa.

In alcuni casi, però, dopo un certo lasso di tempo, le condizioni contrattuali previste dal nostro mutuo possono iniziare ad andarci strette, magari perché il tasso di interesse è notevolmente aumentato o perché magari nel frattempo la nostra condizione economica si è modificata.

Ad aiutare i mutuatari che si trovassero in difficoltà per l’una o l’altra evenienza arrivano due possibilità, molto diverse tra loro ma entrambe valide a seconda delle proprie necessità: la rinegoziazione o la sostituzione del proprio mutuo. Si tratta di due procedure diametralmente opposte poiché con la prima, la rinegoziazione, si andranno a rimodulare presso lo stesso istituto di credito le condizioni contrattuali del proprio prestito mentre con la sostituzione si procede all’apertura di un nuovo mutuo, a condizioni ovviamente agevolate rispetto al precedente, presso una nuova Banca, scelta dal cliente per le sue offerte di gran lunga più vantaggiose.

Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di spiegare al meglio in cosa consistono questi due procedimenti. Per sostituzione del mutuo si intende l’estinzione anticipata del vecchio mutuo e l’apertura di uno nuovo presso altro istituto di credito al quale chiedere anche più della somma precedente richiesta all’altra Banca. In questo caso parliamo di un’operazione non di certo gratuita ma con tutti i costi previsti per il nuovo atto notarile, le spese accessorie della nuova Banca e la nuova ipoteca da sottoscrivere. Quello che fortunatamente non viene perso sono tutte le detrazioni degli interessi già precedentemente accordate.

Procedura al contrario totalmente gratuita è quella di rinegoziazione del mutuo, mediante la quale il mutuatario non cambierà istituto di credito ma rinegozierà per l’appunto alcune clausole contrattuali che gli permetteranno di ottenere una rata più bassa da corrispondere mensilmente. Grazie al decreto Tremonti del 2008, infatti, chiunque abbia acceso un mutuo presso qualsiasi Banca potrà richiedere la rinegoziazione dello stesso mantenendo il tasso variabile con il quale ha stipulato il suo contratto ma chiedendo che la rata mensile, nonostante il tasso che oscilla continuamente, sia fissata ad un importo mensile fisso, con conseguente cambiamento mensile della durata del rimborso di tutto il finanziamento.

La differenza tra quanto pagato in quota fissa ogni mese e quanto realmente richiesto dal tasso variabile che cambia nel tempo andrà in un conto definito accessorio. Al termine previsto per il rimborso del mutuo ottenuto, se negli anni il tasso è sceso e con la quota fissa mensile il cliente ha pagato più di quanto dovuto, quest’ultimo potrà ottenere l’estinzione anticipata del rimborso con le cifre a suo credito. Se nel lungo periodo, invece, il tasso è notevolmente aumentato e la sua rata fissa ha fatto maturare sul suo rimborso un debito, questo stesso andrà estinto pagando tante rate quante porteranno alla chiusura del debito maggiorato con la propria Banca.

Foto: finanziarie.org

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