Contrarre un mutuo è una scelta tanto delicata quanto necessaria per quanti desiderano acquistare la loro casa ma non dispongono dell’intera cifra necessaria alla realizzazione del proprio progetto. Tra le tante formule proposte dagli istituti bancari, sempre più attenti alle esigenze di ciascun cliente, ve ne è una che tanto successo sta riscuotendo tra quanti vengono profilati come “mutuatari con profilo a basso rischio” che, pur volendo avvantaggiarsi di un mutuo a tasso variabile, vogliono essere protetti per quanto possibile dall’inflazione in costante aumento.

Nasce proprio da quest’esigenza tanto sentita il mutuo a tasso variabile con CAP. In buona sostanza si tratta di una particolare tipologia di mutuo grazie alla quale il contraente potrà avvantaggiarsi della rata variabile pagando meno interessi in periodi di bassa inflazione ma allo stesso tempo essere protetto quando, a causa dei problemi economici nazionali, la rata stessa potrebbe diventare insostenibile.

A proteggere il mutuatario in quest’ultimo caso è proprio il CAP ovverosia un tetto massimo stabilito in fase di stipula del contratto di mutuo oltre il quale gli interessi non potranno mai andare. Molto importante sottolineare però alcuni aspetti fondamentali da conoscere preventivamente. Il CAP o tetto massimo, infatti, dovrà essere applicato al TAN e non allo spread ed il suo valore dovrà essere ragionevole. Per ragionevole si intende quindi che il valore prefissato per il CAP dovrà avere un valore di mercato che possa recare fattivamente un beneficio economico al mutuatario fermo restando il principio che, in periodi di bassa inflazione, dovrà essere sempre applicato il tasso di interesse più basso.

Come tutte le formule proposte per contrarre un mutuo, però, anche in questo caso il mutuo a tasso variabile con CAP presenta anche alcuni svantaggi che è bene conoscere per tempo. Trattandosi infatti di un particolare mutuo che mira alla tutela del contraente, le banche dovranno in qualche modo essere coperte qualora lo spread aumentasse e non si potesse addebitare, come da contratto, un costo maggiorato alla rata del mutuatario. Per fare ciò, quindi, lo spread applicato al mutuo in caso di scelta del CAP è leggermente più alto dello spread applicato ai mutui con tasso variabile puro. Questa che possiamo definire una sorta di “assicurazione” dell’istituto bancario, dovrà però oscillare intorno allo 0,30-0,50% di maggiorazione rispetto allo spread standard. Solo a queste condizioni il mutuo a tasso variabile con CAP potrà dirsi un’alternativa vantaggiosa per contrarre un mutuo senza brutte sorprese.

Foto: investireinformati.com

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