Decidere di contrarre un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione di una casa porta con sé tutta una serie di decisioni da prendere relativamente alla banca da scegliere, alla durata del rimborso e, soprattutto, al tasso di interesse migliore in base alle proprie personali esigenze.

Da una parte, infatti, il tasso fisso permette di avere la tranquillità di corrispondere all’istituto creditizio una rata sempre uguale dall’inizio alla fine del rimborso ma, dall’altra, un tasso variabile consente di agevolarsi di periodi nei quali il mercato è positivo e pagare una rata più bassa rispetto agli altri mesi. Questo discorso, ovviamente entro certi limiti stabiliti contrattualmente, può avvenire anche all’opposto e in alcuni periodi ci si potrebbe trovare a pagare una rata più alta di quella prevista da un mutuo a tasso fisso.

La scelta, insomma, non è delle più semplici e decidersi per un mutuo piuttosto che un altro dipende in gran parte dalla possibilità economica del richiedente, dal tipo di lavoro svolto e dalla durata del prestito richiesto.

Ma cerchiamo di capire più da vicino pregi e difetti dei vari tassi di interesse applicabili ad un mutuo ipotecario. Nel caso del tasso fisso, come dicevamo, la rata resta sempre uguale anche se nel periodo di rimborso potrà esserci un sensibile aumento del costo del denaro. Questo ci mette al sicuro da brutte sorprese ma proprio per questo motivo le banche applicano tassi fissi di gran lunga maggiori rispetto ai tassi variabili o misti.

Quelli variabili, invece, diminuiscono se il costo del denaro diminuisce ma, soprattutto nel periodo storico che stiamo affrontando, possono facilmente essere destinati ad aumentare. In ogni caso il tasso variabile è legato all’Euribor ovverosia al tasso medio con il quale si realizzano le transazioni finanziarie tra le banche europee.

Oltre alle due tipologie più conosciute, però, ne esistono altre particolarmente interessanti e degne di approfondimento. Il mutuo a tasso misto o con opzione, per esempio, cerca di bilanciare pro e contro dei mutui a tasso fisso e variabile. Chi contrae questa tipologia di mutuo per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di un immobile potrà decidere, nei limiti contrattuali previsti alla stipula, di passare dal tasso fisso a quello variabile e viceversa ogni due o tre anni cercando di agevolarsi in base all’andamento complessivo del mercato.

Una tipologia molto simile ma con parametri rigidamente imposti dall’istituto bancario con il quale si contrae il mutuo è il tasso d’interesse bilanciato. Rivolto anche in questo caso a chi è indeciso tra un tasso fisso o variabile, il tasso bilanciato permette di rimborsare l’importo ricevuto corrispondendone un’intera parte con tasso fisso ed un’altra con tasso variabile secondo calcoli e proporzioni stabilite a priori dalla propria banca.

Un altro tasso davvero interessante è quello del mutuo cap, detto anche  capped rate o mutuo con tetto massimo. In questo caso ci si avvantaggia di un mutuo a tasso variabile stabilendo però alla sua stipula il tetto di interesse massimo oltre il quale le rate da rimborsare non possono andare. Un’utile modalità, insomma, per scongiurare il rischio che l’aumento del costo del denaro possa portare il nostro mutuo a cifre da capogiro avendo però la possibilità di godere dei vantaggi di un tasso variabile quando questo stesso costo diminuisce.

Foto: chetassi.com

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