start upLa crisi che ha colpito l’Italia e il resto d’Europa negli ultimi anni si è riversata, oltre che sui semplici cittadini, anche sullo scenario imprenditoriale che ha sempre meno risorse per riemergere o, come nel caso specifico che andremo ad illustrare, per emergere. La punta di questo terribile iceberg sono stati e continuano ad essere spesso gli istituti di credito che erogano con difficoltà sempre maggiore dei prestiti a quanti vogliono avviare una start up.

La nuova ed incredibile idea, con un nome tutto inglese che è quello di crowfunding, è arrivata anche qui in Italia da pochissimo tempo e promette di rivoluzionare lo spirito imprenditoriale di chi vuole avviare una start up cosiddetta innovativa.

Il crowfunding, infatti, altro non è che un nuovo tipo di finanziamento che arriva dal basso e permette a tutti, o quasi, di trovare dei finanziatori direttamente on line grazie ad Internet. Con questa procedura, che permette di scavalcare Banche e venture capitalist, è possibile ottenere piccoli capitali da finanziatori non professionali che intendono investire i loro risparmi in progetti che ritengono validi.

Ovviamente questo discorso potrebbe apparire un po’ confusionario. Nel frattempo stanno nascendo sul Web diversi siti di crowfunding dove “domanda ed offerta” possono incontrarsi a patto che le idee giuste vengano presentate con business plan di tutto rispetto che convincano realmente ed incuriosiscano.

In questa folla di possibili imprenditori e possibili finanziatori, sarà però opportuno dare delle regole molto precise. A questo riguardo ciascuna nazione avrà come riferimento un’associazione dedicata che qui in Italia è la Consob. Nello specifico la Consob ha iniziato con lo stilare una regola base da rispettare per accedere al crowfunding. Si tratta di un questionario che dovrà essere compilato da aspiranti gestori di portali di crowfunding, dalle start up innovative e dai potenziali investitori. Un regolamento vero e proprio riguardante la raccolta e gestione dei capitali arriverà entro il prossimo 19 Marzo dando quindi effettiva validità a questo interessantissimo progetto.

Ma quali società possono essere considerate start up innovative? Secondo l’ultimo decreto sviluppo emanato dal Governo Monti, saranno considerate start up innovative quelle società di capitali anche cooperative che non siano quotate, costituite da non più di due anni, con una produzione annua che, a partire dal secondo anno di attività, non superi i 5.000 euro annui, che sviluppi o commercializzi servizi o prodotti di natura tecnologica come oggetto sociale esclusivo, che abbia la sua sede principale in Italia e con la maggioranza di quote o azioni detenute da persone fisiche.

Tali start up innovative devono, infine, rispettare almeno una delle tre regole seguenti: essere in possesso di brevetto biotecnologico o industriale, spendere in ricerca e sviluppo più del 30% del loro utile ed avere impiegati oltre 1/3 dei dipendenti come ricercatori. Queste società, se rispondenti ai suddetti parametri, potranno godere di importanti agevolazioni mentre i finanziatori potranno detrarre dall’Irpef il 19% del capitale investito.

Foto: besuccess.com

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