Anche se le borse stanno andando benino in questo inizio di anno non è tutto oro quel che luccica e gli investitori più accorti devono tenere conto dei tanti rischi che si prospettano all’orizzonte per il 2016. Non si tratta di consigli semplici, né tantomeno di una richiesta di nascondere i propri soldi sotto il materasso, ma della presa di coscienza che per ricavare buoni frutti dagli investimenti finanziari nel corso del 2016 bisognerà sudare un pochino e soprattutto prestare la massima attenzione ai cosiddetti fattori di rischio.

Gli esperti avvertono quindi gli investitori e suggeriscono di analizzare per bene le situazioni geopolitiche, ma soprattutto economico-finanziarie che interessano il pianeta. Un punto comune e condiviso è la necessità di prendere confidenza con un rinnovato concetto di investimento. A conti fatti, il 2016 non chiede di investire per il semplice gusto di farlo, ma di lavorare come farebbe un imprenditore, ovvero calcolando il rischio di impresa. Cosa significa in termini pratici? Si tratta di ammettere che al giorno d’oggi tutti i mercati sono legati fra di loro e che uno può trascinare l’altro nell’abisso oppure elevarlo nel paradiso degli utili. Solo conoscendo a fondo i meccanismi dei mercati si può impiegare la dote della lungimiranza e quindi investire i propri risparmi limitando i possibili rischi.

Mai lasciarsi influenzare dagli utili o dalle minusvalenze realizzate. Secondo gli esperti questa regola di base può aiutare gli investitori a non farsi abbagliare da facili guadagni, mentre ciò che fa la differenza è la classe, la tipologia e la quantità dell’investimento. Prima di investire bisogna quindi andare in banca o presso le strutture proposte e scegliere l’interlocutore giusto, quello più preparato e quello che sa offrire risultati tangibili sul suo operato. Solo in questo modo si può essere certi di investire con cura il proprio patrimonio, nonché il proprio tempo e le proprie energie.

Il consulente deve a conti fatti saper suggerire un team di gestori che si propone adeguato alla portata e alla natura dell’investimento che si desidera attuare. In questa scelta sta la differenza con il passato, con una tipologia di consulenti che per anni hanno giocato a fare i ‘piccoli chimici’ con azioni e obbligazioni, mescolandole fra di loro senza fare chiarezza sui prodotti e dando vita a pozioni che raramente si sono rivelate magiche.

Al contempo, i metodi di gestione devono essere dinamici, ma soprattutto attenti nel cogliere gli sbalzi che vivono ogni giorno i mercati. Il bravo consulente è quello che indica la quantità di titoli o obbligazioni emesse e l’ammontare degli scambi, per evitare il rischio di trovarsi con prodotti che possono risultare invendibili, anche sul breve termine. La volatilità deve quindi essere considerata come una caratteristica da considerare in ogni momento e come la base da analizzare per evitare di essere risucchiati negli imbuti dei trend. Come avviene per i mercati tradizionali, appena una cosa sembra appetibile tutti la vogliono, ma quando questa smette di esserlo tutti non la vogliono più e fanno fatica ad uscirne.

Gli esperti, oltre all’azione di scelta preventiva dei consulenti, indicano come buona norma di investimento nel 2016 quella di evitare l’acquisto di singoli titoli. La differenziazione del rischio è infatti una buona scelta, che può interessare le polizze che danno rendimenti e sicurezza, ma anche prodotti finanziari innovativi come gli unconstrained bond.

Attenzione, inoltre, ai costi occulti, che interessano certe obbligazioni e alcune polizze assicurative. Si tratta di costi che non devono superare l’1.5% e che se ciò accade devono essere ben analizzati, in quanto potrebbero essere simbolici di un possibile ribaltamento al momento della vendita o di una spinta del portafoglio verso rischi sconosciuti.

Un’attenzione particolare va infine introdotta per quanto riguarda i bond perpetui o i Contingent convertible Bond, i cosiddetti Coco Bond. Mentre i bond perpetui non hanno date di scadenza che consentono agli istituti di richiamarli anche dopo anni, i secondi sono investimenti amati dalle banche, che possono introdurli in bilancio come forma di capitale e non come debito. Considerando la volatilità del mercato, il pericolo è che questi prodotti possano essere convertiti in azioni se c’è bisogno di aumentare il capitale sociale, lasciando per strada una considerevole fetta di capitale.

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