Molte sono state le turbolenze nei mercati registrate dall’inizio del 2016 e il Monthly Report pubblicato da Credit Suisse si rivela essere uno strumento interessante quanto preciso per analizzare sia la situazione presente, sia per indirizzare gli investitori verso scelte lungimiranti. Il report si è interessato inizialmente di analizzare quali sono i driver negativi, dove i più importanti sono stati individuati nell’inasprimento avviato dalla Federal Reserve nel mese di dicembre del 2015 e nel calo dei prezzi del greggio. A ciò va aggiunta la debolezza della crescita del mercato cinese e anche le ulteriori preoccupazioni che interessano la svalutazione della moneta yuan.

Credit Suisse ha quindi affermato nel suo report mensile che la recessione globale si propone quanto mai lontana, ma i dubbi che interessano la sostenibilità di un’espansione dai tratti globali sembrano aumentare. I mercati hanno quindi rimbalzato dopo la conciliante dichiarazione fatta da Draghi verso la fine del mese di gennaio, arrivata dopo la rottura di alcuni supporti chiave che interessano i principali mercati azionari, ma alle dichiarazioni del numero uno dovranno per forza di cose seguire delle azioni tangibili da parte della Bce, oppure la Federal Reserve sarà a sua volta chiamata a rallentare il ritmo della manovra di rialzo dei tassi di interesse. Questi sono, attualmente, i catalizzatori che potrebbero dare il via alla ripresa attuale delle azioni, quindi notizie e fatti positivi dai soggetti principali o utili societari che possano dimostrare di poter vantare un significativo miglioramento.

Per quanto riguarda la spinosa questione del mercato del petrolio, il report di Credit Suisse ha ritenuto probabile che i prezzi diminuiranno ulteriormente, a causa di un’offerta che di lunga supera la richiesta nel nostro presente. La tensione fra i maggiori Stati produttori di petrolio potrà quindi inasprirsi e, al contempo, la Cina potrebbe allentare la sua politica monetaria incrementando la sua valuta e portando quindi ripercussioni negative sugli altri mercati. Ecco quindi tracciata una situazione di massima che chiede di essere letta e confrontata da chi sceglie di investire le proprie risorse nel mercato in questo periodo così speciale e ricco di turbolenze.

Il report ha quindi elargito alcuni consigli sugli investimenti che si propongono favorevoli, pubblicando la famosa 11 promotion list. Si tratta di una lista suddivisa per ogni settore previsto dai canoni del Global Industry Classification Standard, che contiene circa 10 titoli favorevoli e 5 titoli meno affidabili ai quali gli investitori di tutto il mondo possono rivolgersi.

Il report ha illustrato che l’istituto di credito sta aumentando la sua componete azionaria dedicata agli investitori che presentano intermedi profili di rischio, basato sul bilanciato, sulla crescita e sul rendimento, ma soprattutto riducendo l’allocazione al settore immobiliare. Questa scelta è stata portata avanti perché questo settore si sta rivelando particolarmente sensibile ai tassi di interesse e questa caratteristica si rivela essere preoccupante, soprattutto in un periodo in cui i tassi si propongono bassi in termini globali e la Federal Reserve statunitense ha dato vita a un ciclo restrittivo che potrebbe spianare la strada ad una tendenza al rialzo. D’altro canto, anche le stesse azioni si rivelano essere sensibili ai tassi di interesse, ma sono naturalmente portate a realizzare sovraperformance fino a che il rialzo dei tassi arriva da situazioni di utile.

Il report consiglia quindi di diversificare il pacchetto di investimenti e di esporsi con cautela al settore immobiliare e alle commodity, scegliendo di spostare l’attenzione verso le obbligazioni dalla natura convertibile o che sono indicizzate all’inflazione. Secondo Credit Suisse le obbligazioni convertibili si propongono come uno strumento a reddito fisso in termini di cedola e di capitale, soprattutto quelle indicizzate all’inflazione che si rivelano più certe nei rischi e anche nell’effettivo guadagno ottenibile.

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