Il mercato dei beni di lusso sembra non conoscere crisi. Questa affermazione viene spesso pronunciata da chi si avvicina alla finanza, molte volte a ragione, altre volte perché frutto di una presa di coscienza globale che interessa questo sfavillante settore. Dai gioielli più preziosi agli yatch, fino ai resort di lusso e all’alta moda, il luxury sembra essere un mercato solido, che non può morire o conoscere inflazione, in quanto sostentato da una fetta di popolazione che può, e molto probabilmente potrà, per sempre permetterselo.

Ora che ci stiamo avvicinando alla conclusione del 2015, è utile conoscere quali sono stati gli andamenti globali del mercato nell’anno precedente, i quali hanno sicuramente riservato qualche sorpresa e portato gli investitori a comprendere che anche lo sfavillante universo del luxury può conoscere delle frenate e che non si tratta di un mercato immune dai fattori universali come la crisi e le oscillazioni politiche.

Se è vero che in finanza nulla è certo, è importante che le persone che scelgono di investire nel settore del lusso abbiano ben chiari i dati raccolti nel corso del 2014 e i futuri dati che verranno emanati nei prossimi mesi relativi all’anno che si sta chiudendo. Nell’anno scorso l’indice S&P Global Luxury, il quale raggruppa le azioni delle più importanti aziende di tutto il mondo nel settore luxury, ha registrato un calo del -4.4%, includendo i dividendi e considerando le performance in dollari americani. Se consideriamo che l’indice azionario internazionale MSCI World ha subito una ripresa del 7,2%, è possibile notare che sussiste una differenza di performance molto forte. Il settore luxury può quindi conoscere crisi? Stando ai dati raccolti la risposta è positiva e, in questo caso, si lega secondo gli esperti alla sostanza dei mercati, ovvero alle condizioni geopolitiche dei compratori.

Le cause del rallentamento del settore del lusso possono infatti essere ricondotte al rallentamento della richiesta di beni di consumo da parte della Cina, Stato che spesso ha spostato a suo piacimento l’ago della bilancia, alla bassa crescita che da anni interessa l’economia dell’Eurozona e all’instabilità politica dell’Ucraina, anch’essa grande bacino di investitori e di compratori nel settore luxury.

A ciò fa seguito la fragilità di alcune monete come lo yen e anche il real brasiliano, che in campo internazionale non aiuta, e anche i conflitti che da anni attanagliano il Medio Oriente e che con la guerra in corso contro il califfato si propongono più attuali e decisivi che mai.

Si tratta, quindi, di ragioni geopolitiche, le quali chiedono di essere considerate con attenzione da chi sceglie di investire nel settore del luxury, perché le stesse persone che oggi alimentano questo mercato potrebbero trovarsi a non farlo più, non certo per volontà personale ma per una serie di cause concatenate che hanno origini politiche e sociali.

D’altro canto, i recenti dati raccolti nel settore della moda lasciano ben sperare e mostrano come le vie della moda più prestigiose del nostro paese stiano vivendo un periodo di ripresa, con affitti stellari degli spazi di vendita ed introiti che interessano soprattutto la popolazione straniera che si reca in Italia per fare shopping di classe. I fattori positivi a favore della buona ripresa del settore vanno in ogni caso ricercati nella stabilità del dollaro e nelle manovre dichiarate dalla Federal Reserve e nella locale ripresa dell’economia statunitense, che può diventare traino alternativo del settore.

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