L’Italia non è affatto un paese per Startup. E’ invece un paese utilissimo per politici corrotti e populisti. Ogni popolo ha quello che si merita.

Nel 2009, quando mi occupavo di Working Capital, con Salvo Mizzi e Gianluca Dettori ci dicevamo che occorreva raccontare l’innovazione e che questo avrebbe contribuito a far nascere anche in Italia un florido ecosistema di startup.

Ho organizzato e partecipato a molte iniziative con entusiasmo e convinzione. Barcamp, ignite, challenge di open innovation, programmi di accelerazione e via di seguito. Ormai ho perso il conto.

A distanza di anni, non posso che constatare un sostanziale fallimento di quella visione. L’Italia (e per molti versi l’intera Europa) non è un buon terreno di coltura per un’innovazione digitale che possa in qualche modo competere con quella prodotta negli Stati Uniti (o in Cina). Il vantaggio in termini di know-how e capitali è incolmabile e – con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – lo sarà ancora di più.

Negli ultimi dieci anni, nonostante gli sforzi, in Italia non è nato alcun ecosistema dell’innovazione digitale. Quello che è fiorito, invece, è un piccolo sistema di organizzatori di eventi che si parlano addosso e invitano politici e manager di aziende in mercati poco competitivi a inaugurazioni e celebrazioni.

Forse sarebbe il caso che la smettessimo di masturbarci sognando la Silicon Valley

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