Chi non ha sentito parlare almeno una volta dei cosiddetti paradisi fiscali? Di volta in volta per cause diverse saltati alla ribalta della cronaca, i paradisi fiscali non sono altro che Paesi nei quali le imposizioni fiscali sono quasi nulle e conviene tenere denaro per evitare tasse salate su importi particolarmente elevati.

Detta così, però, non rende effettivamente l’idea e la lotta da parte dell’OCSE contro questi Stati non in linea con gli accordi internazionali vigenti è molto più che aspra e prosegue ormai da anni. È stata la stessa organizzazione a stilare una lista dei paradisi fiscali suddividendoli per fasce. Al primo posto, nella fascia cosiddetta nera, troviamo quattro Paesi che non hanno rispettato gli accordi internazionali: Costa Rica, Filippine, Uruguay e Malesia.

Proprio al di sotto, nella fascia grigia, troviamo invece Stati o territori che, sebbene abbiano manifestato la loro volontà di adempiere a tali accordi, non hanno poi, nei fatti, siglato almeno 12 accordi conformi. Tra questi le Bahamas, San Marino, Monaco, Saint Vincent e molti altri.

Fanno invece parte della lista bianca quegli Stati e territori che non solo hanno aderito agli accordi internazionali ma si sono fattivamente impegnati nel siglare accordi in linea con lo standard predefinito. In quest’ultima lista annoveriamo invece Australia, Spagna, Isole Vergini, Corea, Nuova Zelanda, Italia, Emirati Arabi ed almeno un’altra decina di Paesi.

Ma quali sono i rischi legati all’utilizzo dei paradisi fiscali? Ad oggi l’OCSE, nello stilare la suddetta lista, ha cercato di organizzare un piano di regolamentazione che miri a sanzionare tutti quegli Stati e paesi non in linea con gli accordi del G20.

Nonostante ciò resta un fatto reale che molti personaggi pubblici, protagonisti dello spettacolo ed artisti abbiano continuato in questi anni a sfruttare questa opportunità per sottrarsi al nostro regime fiscale. Grazie ad una particolare normativa inserita già da qualche tempo nella Finanziaria, però, sarà impossibile per i cittadini italiani farsi cancellare dall’anagrafe per il trasferimento in un altro Stato senza aver dimostrato fattivamente di risiedere all’estero e di non avere qui nel Belpaese alcun interesse economico.

Come evolveranno i controlli contro questi evasori è ancora presto prevederlo. Resta di fatto, però, che il Web sia pieno di particolari siti dove qualsiasi utente può prendere informazioni utili ed agevolare il suo cambio di residenza, creare società offshore ed appurare quali siano, Paese per Paese, i vantaggi fiscali di un eventuale spostamento di denaro in un altro territorio.

Foto: articolotre.com

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