Il rapporto con le nuove tecnologie non interessa solo la vita di ogni giorno, le comunicazioni e i viaggi, ma anche l’universo degli investimenti. È interessante notare che molte ricerche si stanno concentrando su questo aspetto, al fine di rilevare quali sono gli stati che si rivelano essere più aperti alle tecnologia in materia di finanza&co.

Una nuova relazione della Global Investement Survey realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati, dimostra che l’impiego della tecnologia è strettamente legato all’età degli investitori. Si tratterebbe di una questione di generazioni, perché gli investitori over 40 hanno dichiarato nella maggior parte dei casi di non avere familiarità con gli strumenti tecnologici di ultima generazione dedicati agli investimenti e di preferire le vie più canoniche. Si tratta di una scelta che in parte arriva dalla cultura, ma che può essere collegata anche alla mancanza di tempo utile per imparare al meglio le nuove tecnologie. Anche la base migliore e più intuitiva chiede infatti di essere studiata a fondo, e forse gli over non dispongono del tempo e delle possibilità per farlo, ma neanche di alcuni strumenti base di conoscenza che renderebbero il gap meno rilevante.

La ricerca è stata svolta in 19 paesi del mondo e ha raccolto i dati relativi al comportamento di oltre 5mila persone in fatto di investimenti. Si è trattata della prima ricerca che ha messo in relazione i comportamenti dei due macro assi delle persone che attuano investimenti finanziari ed economici nel nostro presente, ovvero la fascia di popolazione dai 40 ai 75 anni e quella dai 18 ai 39.

Nel dettaglio, la ricerca ha evidenziato che il 13% degli investitori maturi si è dichiarato propenso ad effettuare investimenti impiegando le tecnologie mobile come il telefono cellulare, contro il 35% degli investitori più giovani. Si tratta di un dato rilevante, avvallato dalla percentuale del 12% degli over 40 che ha dichiarato di voler investire affidandosi ad intermediari conosciuti, contro il 30% dei millenials.

Nel 30% dei casi, gli stessi millenials hanno dichiarato di essere pronti ad investire i loro beni impiegando applicazioni dedicate, quali ad esempio Schwa, mentre la percentuale di over 40 che ha dichiarato di conoscere e voler impiegare l’app si è assestata al 10% degli intervistati. Le piattaforme dedicate di social network attraggono nel 27% dei casi gli investitori di nuova generazione, mentre possono rappresentare un valido mezzo solo per l’8% degli over 40.

Calde sono risultate anche le percentuali rispetto ai cosiddetti robo-advisor, ovvero i software che permettono di gestire il portafoglio virtualmente e che rendono quindi inutile la figura del promotore finanziario. La ricerca ha evidenziato che il 63% degli over 40 si sente tranquillo se investe seguendo i consigli del proprio promotore finanziario di fiducia, mentre il 35% si è rivelato felice di potere seguire i consigli di un software. Le percentuali si sono completamente ribaltate nei millenials, perché il 67% degli intervistati a dichiarato di preferire consulenti non in carne ed ossa.

Un aspetto comune è che è emerso dalla ricerca ha caratterizzato l’Italia rispetto a tutti gli altri paesi presi in considerazione. Si tratta del ruolo del promotore finanziario, figura professionale che viene vista come fondamentale e importante sia dagli investitori giovani che over 40, facendo registrare le medie di preferenza più alte di tutta Europa.

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