Il rapporto annuale Goldman Sachs è considerato come una vera e propria Bibbia dagli investitori, in quanto la società getta le basi e consiglia chi desidera investire per l’anno che sta arrivando. Si tratta di uno strumento finanziario utile per chi sceglie di informarsi sull’andamento del mercato, ma che sa rilevare anche molte sorprese per chi ama il mondo della finanza.

Riassumendo il contenuto del report per il 2016, l’anno finanziario che ci aspetta sarà più concentrato sui titoli capaci di generare extra rendimento piuttosto che sui titoli che sono basati sull’andamento del mercato e il 2016 si baserà principalmente sulla rotazione dei mercati e fra i settori. Zero staticità quindi, alte valutazioni e tassi in salita, che presenteranno delle sfide per assets più rischiosi e che si propongono alla base del decalogo stilato da Goldman Sachs per il 2016.

Secondo gli esperti analisti che hanno redatto il documento, la crescita ha deluso gli investitori in modo pressante in questi ultimi anni, ma ciò non ha impedito agli assets di incrementare il loro valore. Il 2016 si apre quindi all’insegna della fiducia, che si basa principalmente sui consumi e sugli assets che interessano i maggiori mercati internazionali, in primis quello statunitense. L’inflazione attesa può salire al di sopra delle aspettative di mercato, finora considerate troppo conservative, e ciò potrà portare all’aumento dei rendimenti nominali delle obbligazioni. Il risultato potrà quindi essere letto in una maggiore divergenza sui tassi a breve termine, su rendimenti dei bond più elevati e di conseguenza su curve più ripide per quanto riguarda i prodotti dei paesi del G10.

E per quanto riguarda le valute? Secondo il rapporto la visione più solida interessa sicuramente il dollaro, mentre per quanto riguarda i paesi emergenti la situazione è determinata da una certa stabilità. Se ci rivolgiamo invece alle commodity, il panorama guarda al ribasso, soprattutto per quanto riguarda i prezzi dei metalli industriali e dell’energia. Secondo gli analisti il leit motiv dell’anno sarà ‘prezzi più bassi e più a lungo’, il che si convertirà in commodity legate in maggior parte alle spese operative come ad esempio il petrolio rispetto alle spese che richiedono investimenti come il rame.

Il decalogo Goldman Sachs ha quindi evidenziato al primo posto una crescita globale che si mostrerà più stabile di quello che sembra all’apparenza, con crescita del Pil mondiale costante. Segue l’inflazione Usa che porterà ad un rischio minore di downside di quello prezzato, ovvero la ripresa dei livelli occupazionali e le dinamiche legate al prezzo del petrolio hanno indotto gli analisti a pensare che il mercato stia prezzando in modo troppo massivo un ulteriore rischio di ribasso dell’inflazione.

La politica monetaria si propone divergente secondo gli analisti del colosso finanziario Goldman Sachs, con beneficio per il dollaro, mentre i prezzi del petrolio registreranno una risalita, con rischio elevato di downside sui prezzi, nel momento in cui le scorte raggiungeranno livelli importanti, anzi da record.

Il rapporto prosegue quindi sul valore delle commodity e sul principio enunciato del prezzo ‘più basso più a lungo’. Segue un capitolo dedicato al surplus nel risparmio mondiale che sta assistendo ad una fase di retromarcia legata ai risparmi accumulati con i cosiddetti petrodollari. La manovra di prosciugamento di questi risparmi porterà secondo gli esperti allo stop dell’eccesso di risparmio mondiale.

Il rapporto si è inoltre interessato al rialzo delle azioni Usa limitato alla Yellen Call, ovvero al modo di reagire aggressivo alle buone notizie e di essere meno accomodante rispetto al passato, un atteggiamento che porterà al rialzo delle azioni nel mercato finanziario statunitense. E se il rischio per i mercati emergenti è di rallentamento e non di collasso, il rapporto narra di una liquidità di mercato minore a livello globale. Il rapporto si conclude con la presa d’atto che i profitti aziendali perderanno solo temporaneamente il loro valore per quanto interessa il mercato degli States, per introdurre una rinnovata crescita dei ricavi che sarà visibile fin dai primi mesi del prossimo anno.

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