Lo scenario non è di quelli più rassicuranti. Il delicato tema dell’occupazione in Italia è da tempo sotto la lente di ingrandimento di professionisti che hanno analizzato l’andamento del mercato del lavoro stilando dei risultati molto preoccupanti e dando qualche previsione per il prossimo anno. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha infatti reso ufficiali i dati in suo possesso: i licenziamenti, in particolar modo per cessazione di attività o per tagli del personale, sono aumentati nel 2011 del 40% a fronte di una drastica diminuzione delle dimissioni, calate del 30%.

Manca, insomma, la possibilità di guardarsi intorno per trovare un impiego più stimolante e magari remunerativo e così viene meno il turnover perché chi ha già lavoro si ritiene fortunato e smette di desiderare di meglio. Diminuiscono, inoltre, le dimissioni consensuali, segno che le aziende ed i lavoratori vivono sempre più questa crisi gli uni schierati contro gli altri. Morale della favola (senza lieto fine, almeno per ora): entrare nel mondo del lavoro è sempre più difficile con qualsiasi contratto di assunzione mentre uscirne terribilmente facile per mezzo di licenziamenti dovuti alla crisi economica che stiamo attraversando.

Le aziende non assumono e questo non solo con le formule più onerose ma anche con i contratti di assunzione più flessibili come l’apprendistato o il contratto a progetto che a breve saranno penalizzati, però, dall’aumento dell’aliquota contributiva. Negli ultimi due anni, insomma, le assunzioni con contratto a progetto sono diminuite del 15% mentre quelle con contratto di apprendistato o a tempo indeterminato del 20%. Cala rovinosamente del 45% anche il passaggio da contratto a tempo determinato a quello indeterminato mentre per il 2013 la situazione non sembra migliorare.

L’indagine svolta dai consulenti del lavoro prevede che le assunzioni a tempo indeterminato saranno solo il 41% dell’intero panorama occupazionale mentre del 17% previsto di lavoratori con contratto a tempo determinato, solo il 4% riuscirà a trasformarlo in uno a tempo indeterminato. Discesa critica anche per i contratti a progetto che costituiranno solo il 3% dei contratti di assunzione complessivi mentre per gli allontanamenti dal lavoro si prevede che i licenziamenti per cessazione di attività o taglio del personale proseguiranno ancora del 19% mentre le dimissioni saranno solo il 3%, una percentuale esigua che sottolinea la necessità di continuare a lavorare anche in condizioni non ottimali.

Foto:  giovanisalerno.it

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