La pensione è il sogno di ogni lavoratore che, dopo una vita di sacrifici, intende finalmente godersi un po’ di pace. Purtroppo, le stesse rappresentano una forte spesa per il Governo e una grossa fonte di risparmio se diminuite. Ecco allora che nel 2009-2010 il governo Berlusconi aveva messo in cantiere un riassetto pensionistico, che prevedeva l’aggancio automatico dell’età di uscita dal lavoro all’incremento dell’aspettativa di vita.

In questo modo il sistema sarebbe stato in grado di recepire in modo automatico i cambiamenti demografici. Il primo passo di questo percorso è stato fissato prima al 2015 e poi anticipato al 2013: in quell’anno scatterà un innalzamento di tre mesi di tutti i requisiti di età, dall’anzianità alla vecchiaia.

Questo gradino potrebbe essere ulteriormente anticipato al 2012: i successivi aumenti, che scatterebbero ogni tre anni, sarebbero legati all’effettivo incremento dell’aspettativa di vita: con lo scenario demografico attualmente disegnato dall’Istat si prevede che nel 2050 l’età di fatto della pensione di vecchiaia salga a circa 70 anni.

Quindi, cancellata la pensione di anzianità e le finestre si passa a “vecchiaia” e “anticipata”. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha modificato radicalmente il sistema previdenziale italiano che si fonderà su due tipologie principali di pensioni: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

La nuova pensione di vecchiaia è una pensione che si ottiene con il raggiungimento della soglia d’età e con, almeno, 20 anni di contributi.  Nel 2012 gli uomini, sia autonomi che dipendenti, dovranno avere 66 anni di età. Per quanto riguarda le donne del settore pubblico, anch’esse dovranno aver raggiunto i 66 anni. Diverso il discorso per le lavoratrici del settore privato che andranno in pensione a 62 anni, mentre le autonome dovranno aggiungere a quell’età altri 6 mesi.

La soglia per le lavoratrici del settore privato salirà a 66 anni nel 2018, ai quali dovranno essere poi aggiunti gli incrementi per l’aumento della speranza di vita. Tutti coloro che hanno iniziato la propria attività lavorativa a partire dal 1° gennaio del 1996 e che già godevano del sistema di calcolo completamente contributivo, dovranno anche far valere almeno 20 anni di contributi. Altrimenti dovranno attendere i 70 anni ed un’anzianità retributiva di almeno 5 anni.

Fonte Immagine: aicanet.it

Tags:

Sorry, Comments are closed.