icAnche per le Forze dell’ordine cambiano i parametri per andare in pensione. Con la riforma prevista dal ministro Fornero, infatti, è arrivato anche per Carabinieri, Finanzieri ed altri membri delle Forze dell’ordine più disparate il momento di adeguarsi alla speranza di vita che è aumentata.

Ma cosa succederà effettivamente ai funzionari dello Stato che a breve dovrebbero arrivare alla tanto agognata età del pensionamento? Cerchiamo di semplificare la riforma analizzandola per gradi.

In primo luogo la pensione di vecchiaia (quella cioè che viene prescritta al raggiungimento dell’età massima anagrafica) dipenderà in ogni caso da quella prevista per i singoli ordinamenti. Qualora, però, si sia raggiunta l’età anagrafica massima per andare in pensione senza aver, a quella data, maturato l’anzianità contributiva prevista, il requisito anagrafico viene incrementato di norma di 3 mesi.

Ma vediamo nel dettaglio i limiti di età previsti per i singoli ordini. Il Corpo di Armata e di Divisione potrà andare in pensione a 65 anni mentre i generali di Brigata al compimento dei 63 anni e tutti gli altri ordini a 60 anni. Per tutti, invece, l’anzianità contributiva minima dovrà essere di 20 anni mentre la massima di 40 anni e 3 mesi. In quest’ultimo caso, poi, l’età anagrafica non ha più alcuna rilevanza.

Facciamo qualche esempio concreto. Un Carabiniere o un dipendente della Guardia di Finanza potranno scegliere di andare in pensione, ad esempio, a 57 anni di età qualora entro quell’anno abbiano raggiunto almeno i 35 anni di anzianità contributiva. Come anticipato poc’anzi, poi, se il dipendente delle Forze dell’ordine avesse maturato 40 anni di anzianità contributiva, l’età anagrafica non sarà un requisito vincolante mentre se il Carabiniere, Finanziere o qualsiasi altro dipendente delle Forze dell’Ordine decidesse di volere andare in pensione a 53 anni, dovrebbe aver raggiunto, in quell’anno, l’anzianità contributiva minima prevista dal suo ordinamento.

Foto: abruzzoweb.it

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