indexIn questo periodo avere un lavoro è una bella fortuna. Tuttavia, proprio perché stiamo attraversando una fase di crisi economica, in molti casi i lavoratori risultano essere sottopagati. Sono davvero in tanti coloro che non sono soddisfatti del proprio stipendio, che in proporzione all’attività svolta sembra essere troppo magro. Anche quando c’è insoddisfazione per la propria retribuzione però non c’è sempre il coraggio o le condizioni di chiedere un aumento al proprio capo.

Vediamo quindi i casi in cui chiedendo un aumento si fanno valere i propri diritti ed i modi in cui si potrà raggiungere l’obiettivo prefissato. La prima cosa da fare per non varcare il confine che c’è tra la parte della ragione e quella del torto è informarsi. Sia su internet che presso un patronato bisogna dunque verificare che la propria retribuzione sia effettivamente non equa rispetto a quella a cui avreste diritto.

Se in effetti riscontrerete che il vostro capo non è in linea con i salari stabiliti dalla legge, avrete allora tutto il diritto di richiedergli un aumento. Quanto al modo giusto per valere i propri diritti, il primo passo da compiere è chiaramente quello di chiedere un incontro al vostro capo. L’incontro per la richiesta di un aumento si può in un certo senso paragonare ad un colloquio di lavoro, in quanto bisogna presentarsi preparati e sicuri. Quando il vostro datore vi accorderà qualche minuto del suo tempo mostratevi decisi ma al contempo cortesi ed accomodanti.

Preparatevi un discorso che miri a sottolineare quanto siete stati produttivi negli ultimi tempi, l’impegno che avete profuso nel vostro lavoro dal momento dell’assunzione al momento attuale. Fate leva sui benefici che avete apportato all’azienda, pur mantendendo un atteggiamento di umiltà. Ricordate infine che l’aumento va richiesto solo se è da più di nove mesi che la busta paga non subisce alcuna variazione.

Fonte immagine: http://www.soldielavoro.it/network/diritto-lavoro/controllo-di-qualita-sul-lavoro-e-possibilita-di-abbassare-lo-stipendio.html

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