partita ivaIn questi ultimi anni è stato boom di quelle che sono state volgarmente definite partite Iva “povere”. Stiamo parlando di quelle partite Iva anti – crisi con una tassazione ridotta ai minimi termini per agevolare una determinata fascia di piccoli imprenditori.

Negli ultimi anni, ci avvertono i dati ufficiali, il numero delle partire Iva con regime fiscale agevolato è arrivato a quota 147mila delle complessive 413mila aperte.

Ma in cosa consiste questa partita Iva con agevolazione? È presto detto. Quanti rientrano in alcuni requisiti che spiegheremo tra poco, possono godere di interessanti agevolazioni fiscali, le più economiche in assoluto parlando di un’attività produttiva e, nello specifico, si ritroveranno a pagare un’unica imposta forfettaria che sostituisce Irap ed Irpef ed è al 5% con un limite temporale di 5 anni (in passato la quota era fissata al 20% ma non vi era alcun limite temporale dunque la nuova partita Iva, pur pagando di più rispetto ad ora dall’inizio, godeva poi di un regime agevolato per sempre), limite temporale che si annulla se ad aprire la partita Iva è un under 30.

Altro aspetto di fondamentale importanza riguarda la tanto temuta Iva. Le partite Iva agevolate, infatti, non ne sono tenute al pagamento ma non possono, in questo senso, godere neanche di eventuali crediti. Gli obblighi contabili, poi, sono davvero irrisori e così le nuove partite Iva agevolate non sono tenute agli studi di settore e comunicazioni per il cosiddetto spesometro.

Un regime fiscale da favola, insomma, se non fosse che le regole che permettono l’accesso a questa determinata agevolazione sono cambiate di recente divenendo, com’è ovvio immaginare, più restrittive. Vediamo dunque nello specifico quali sono i requisiti necessari per richiedere una partita Iva agevolata. Innanzitutto il soggetto richiedente non dovrà avere un fatturato annuo superiore ai 30mila euro e non dovrà spenderne più di 15mila all’anno per spese legate a beni strumentali (tra i quali anche l’eventuale affitto del locale). Non possono essere inoltre presenti collaboratori o dipendenti né sarà possibile dividere eventuali utili con i soci o vendere i propri beni o servizi al di fuori dell’Italia.

Ma per evitare qualche imbroglio, dovuto al fatto che l’apertura di una simile partita Iva potrebbe far gola anche a chi non può permettersi un regime fiscale agevolato, l’Agenzia delle Entrate ha deciso che esistono altre due condizioni cosiddette soggettive da rispettare. La prima è che il richiedente non abbia svolto, nei tre anni precedenti, attività professionale, artistica o d’impresa e che la nuova partita Iva agevolata non deve nascondere la prosecuzione di un lavoro già svolto dal soggetto con altre caratteristiche (magari facendo in un’altra azienda il dipendente).

Quest’ultima regola non vale però per quanti, rispettando tutti gli altri requisiti, richiedono l’apertura di una partita Iva agevolata dopo aver perso il loro precedente lavoro, magari nello stesso settore nel quale, ora, desidererebbero mettersi in proprio. Comprovando la perdita del lavoro, infatti, l’Agenzia delle Entrate esclude che il soggetto possa voler eludere il Fisco.

Ma come si richiede questa agevolazione? Semplicemente presentando regolare comunicazione di inizio attività attraverso il modulo AA9 e barrando, nel quadro B, la voce “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’articolo 2, commi 1 e 2 del DL 6 luglio 2011, n. 98”. Una volta entrati nel regime agevolato, infine, il professionista dovrà sempre emettere fattura, senza calcolare Iva né ritenuta d’acconto.

Foto: scoop.it

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