Fino ad almeno due decenni fa, qui da noi in Italia in pochi avrebbero creduto che Internet e le sue potenzialità potessero creare lavoro e, dunque, crescita economica. Questa scarsa fiducia nei media di nuova generazione e la poca voglia che abbiamo avuto di essere lungimiranti e guardare oltre le apparenze ci ha portati ad essere uno dei Paesi europei più arretrati quando si parla di Web company.

Ciò nonostante dobbiamo ad ogni modo riscontrare alcuni dati “positivi” che riguardano gli sbocchi occupazionali grazie al Web. Lo Iab (associazione nazionale che si occupa della comunicazione pubblicitaria interattiva) ha infatti stilato una classifica delle sette figure professionali 2.0 più richieste dal Web ma difficili da arruolare perché molti mancano delle skills adatte.

Il primo è il Web Marketing Managr che definisce strategie di comunicazione on line tra i clienti e l’impresa da curare. Al secondo posto ritroviamo invece il cosiddetto Sem (Search Engine Marketing Specialist) che sviluppa campagne pubblicitarie sui motori di ricerca. A seguire il Seo (Search Engine Optimisation Specialist) che ottimizza i codici e gli algoritmi di un sito Web permettendo ai contenuti di essere tra i primi risultati di un motore di ricerca.

Interessante anche il lavoro del Social Media Manager che si occupa invece di migliorare la reputazione del brand per il quale lavoro e la sua riconoscibilità tra i clienti attraverso campagne di comunicazione pianificate ad hoc per i social network. Abbiamo poi due figure il cui nome è simile: l’Online Advertising Trafficker e l’Online Advertising Sales Account. Il primo si occupa di monitorare le performance di una campagna pubblicitaria on line mentre il secondo vende ai clienti (intesi come imprese) progetti ideati su misura per ogni esigenza di comunicazione.

Last but not least  tra le figure più ricercate c’ è il Mobile Marketing Manager che pianifica campagne di comunicazione ad hoc per tablet e smartphone. Un panorama ricco, insomma, e quanto mai variegato che pare, però, essere un terreno difficile per moltissime aziende che non trovano personale in grado di soddisfare le richieste. Investire sulla comunicazione, insomma, e quindi sullo sviluppo del mercato digitale, è conditio sine qua non per ottenere risultati economici di rilievo e maggiore occupazione, soprattutto tra i giovani.

Fino ad ora, i dati italiani sono incoraggianti ma ancora lontani dalle medie europee. Per ogni posto perso, il Web ne ha creato 1,8 di media e quindi 700.000 nuovi posti grazie al Web 2.0. Tutto questo ha inciso positivamente sul Pil che si è innalzato quasi del 2% ma resta ancora nettamente inferiore ad altri Paesi dell’OCSE. I Paesi che puntano di meno su Internet, quindi, sono quelli con un bassissimo tasso di occupazione giovanile. Chi non vuole restare indietro dovrà adeguarsi.

Foto: tech.fanpage.it

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