Come molti sanno la mobilità è un ammortizzatore sociale offerto dallo Stato per permettere a chi perde il lavoro di trarre sostentamento mensile in attesa di un nuovo impiego salariato. A richiedere la mobilità possono essere le aziende con più di 15 dipendenti che non possono più proseguire nella loro opera a patto che siano ammesse alla Cassa Integrazione guadagni straordinari. Per ottenere la mobilità l’azienda deve trovarsi di fronte alla necessità di licenziare collettivamente. Per licenziamento collettivo si intende la cessazione forzata del lavoro per almeno 5 dipendenti nell’arco di 120 giorni.

Per ottenere la mobilità l’azienda dovrà dare tempestiva comunicazione di quanto accaduto alla Direzione regionale del lavoro ed alle organizzazioni sindacali preposte. Da qui saranno valutate eventuali soluzioni alternative miranti all’utilizzo della forza lavoro per la quale è richiesta la mobilità presso altre strutture. Qualora non dovessero essere trovate immediate soluzioni, la comunicazioni passa alle Commissioni provinciali tripartite ed alle associazioni di categoria.

Sebbene la prassi preveda che a richiedere la mobilità per i dipendenti sia la stessa azienda che ha necessità di licenziarli, è tuttavia possibile che siano gli stessi lavoratori a richiederla. I criteri per l’accettazione della richiesta sono i seguenti: essere stati assunti con contratto a tempo indeterminato, aver lavorato per almeno sei mesi all’interno dell’azienda (sono compresi nei sei mesi anche le ferie, gli infortuni e le festività) ed avere un’anzianità di lavoro in azienda di almeno 12 mesi (sono compresi anche i periodi di apprendistato).

Il lavoratore che decida di richiedere l’indennità di mobilità autonomamente dovrà compilare il modello DS21 per presentare la domanda e consegnarlo entro 68 giorni al Centro per l’Impiego che avrà cura di trasmetterlo all’Inps. Andrà altresì presentato il modello DS 22 compilato a cura dell’azienda e riportante i dati del dipendente e quelli dell’azienda stessa. All’interno della domanda andranno specificati tipologia del rapporto di lavoro e retribuzione percepita.

Una volta accettata la domanda sarà bene ricordare questi punti fondamentali. La mobilità spetta per un periodo massimo di 12 mesi (24 mesi per il Mezzogiorno) per i lavoratori fino ai 39 anni di età, per 24 mesi (36 per il Mezzogiorno) per i dipendenti con età compresa tra i 40 ed i 49 anni e per 36 mesi (48 per il Mezzogiorno) per i dipendenti over 50. Il pagamento mensile per l’indennità potrà essere percepito tramite assegno circolare o bancario o attraverso accredito sul proprio conto corrente.

Vi sono dei casi in cui la mobilità può essere sospesa. Tra questi il rifiuto di frequentare un corso di formazione autorizzato dalla Regione o una sua frequentazione irregolare, il rifiuto di un lavoro equivalente con una retribuzione ridotta al massimo del 10% rispetto al lavoro precedente, la mancata risposta senza motivo valido alle convocazioni presso il Centro per l’impiego e la mancata comunicazione all’Inps entro 5 giorni se si è stati assunti per un lavoro dipendente. In questo caso, infatti, qualora il lavoratore riesca a trovare un impiego a tempo determinato, anche solo part time, e lo comunichi per tempo, non perderà la sua mobilità ma gli verrà sospesa solo fin quando potrà lavorare presso la società che lo ha regolarmente assunto.

Foto: economia.tuttogratis.it

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