I problemi legati al lavoro stanno aumentando e i dati allarmanti che di giorno in giorno ci arrivano da tutti i media sembrano preannunciare che, ancora per molto, non accadrà nulla di buono per quanto riguarda l’occupazione in Italia, vero nodo da sciogliere.

I cassa integrati, però, hanno ora una piccola speranza in più di crearsi un reddito che vada a sommarsi al sussidio previsto dallo Stato senza talaltro perdere questa fonte di sostentamento che arriva loro proprio dopo la perdita del lavoro.

Il fulcro di questa importante novità è nella sostituzione dell’articolo 70 e nella parziale modificazione dell’articolo 72 del Decreto legislativo 276/2003. Con la riforma del lavoro portata avanti dal ministro Elsa Fornero, infatti, il 28 Giugno scorso sono state introdotte delle importanti modifiche a riguardo del tema lavoro, poi rese note con la Gazzetta Ufficiale numero 153 del 3 Luglio.

Il succo della questione è molto semplice: lavorare in cassa integrazione si può. Quello a cui bisogna prestare attenzione sono le limitazioni di reddito. I cassa integrati, infatti, potranno prestare la loro opera senza temere di perdere il sussidio previsto se non guadagneranno più di 5.000 euro in un anno solare come somma di tutti gli stipendi percepiti da tutti i datori di lavoro possibili in un solo anno. In pratica, chi in un anno dovesse lavorare per più di un datore di lavoro, dovrebbe comunque ritrovarsi a fine anno ad aver guadagnato non più di 5.000 euro e inoltre ciascun datore di lavoro non dovrà aver stipendiato il dipendente cassa integrato per un importo maggiore ai 2.000 euro.

Con la precedente normativa in tema di lavoro per cassa integrati, ci trovavamo sicuramente di fronte a delle limitazioni più severe che qui vengono superate sia per quanto riguarda la tipologia di lavoro praticabile sia per la categoria dei cosiddetti prestatori, ovverosia coloro che potessero poi fattivamente prestare la loro forza lavoro seppure in cassa integrazione. Con la riforma Fornero, infatti, vengono eliminate le categorie di lavoro praticabili. Tutti i lavori possono essere svolti da chiunque in cassa integrazione, senza distinzione, purché rispettino la limitazione di reddito di cui sopra.

L’unica eccezione riguarda il settore agricolo che potrà assumere cassa integrati solo se il volume d’affari dell’azienda supera i 7.000 euro annui e solo se sceglieranno tra giovani sotto ai 25 anni d’età e pensionati per un lavoro esclusivamente stagionale. Per i giovani sotto ai 25 anni d’età, inoltre, sarà obbligatorio essere iscritto ad un ciclo di studi e lavorare solo quando gli impegni scolastici lo permettono o in qualsiasi periodo dell’anno quando a prestare servizio è un giovane iscritto all’Università.

Foto: unosguardoalfemminile.it

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