Si fa presto a dire pensione. Eppure moltissimi contribuenti, giovani e meno giovani, hanno da sempre evidenti difficoltà a barcamenarsi i termini più utilizzati in fatto di previdenza. Per facilitarne la comprensione abbiamo raggruppato quelli più comuni per fornire una spiegazione quanto più semplice ed efficace possibile.

Partiamo dalla cosiddetta pensione sociale. In realtà il termine, dal 1996, ha lasciato il posto alla nuova dicitura assegno sociale che sta ad indicare l’assistenza previdenziale fornita ai cittadini residenti in Italia che hanno superato i 65 anni di età.

I contributi volontari sono invece quelle somme di denaro che il lavoratore, dipendente o autonomo che sia, decide di versare spontaneamente allo Stato per aumentare la cosiddetta anzianità contributiva ed avere la possibilità di ottenere la pensione.

Qualcuno avrà talvolta sentito parlare anche delle cosiddette “finestre”. Questo termine altro non sta ad indicare se non la data di decorrenza delle prestazioni, differita da quella nella quale si sono maturati i requisiti. In buona sostanza si tratta insomma di un lasso di tempo di attesa per il contribuente prima di iniziare a percepire fattivamente la pensione.

In questi ultimi tempi, poi, si sta sentendo parlare sempre più spesso, complici le modifiche attuate dal nuovo Governo Monti, degli ormai famosi coefficienti di trasformazione. Questo termine un po’ elaborato sta ad indicare quali sono i valori a cui far riferimento per capire quale sarà l’importo mensile che si percepirà una volta in pensione.

I nuovi coefficienti per il 2013, come già noto, penalizzeranno chi deciderà di smettere di lavorare prima dei 65 anni ed agevolerà in diversa misura, invece, chi continuerà la sua attività fino ai 70 anni.  Questi valori numerici nascono dall’incrocio di diverse variabili: l’età anagrafica del contribuente, il Pil e la speranza di vita media nel nostro Paese.

Da sottolineare, poi, la profonda differenza tra pensione di vecchiaia e pensione di anzianità. Nel primo caso parliamo di soggetti che abbiano raggiunto l’età prescritta per legge per ottenere la pensione ed abbiano maturato i requisiti minimi mentre la pensione di anzianità può essere erogata anche a contribuenti che non siano ancora in età pensionabile ma che abbiano comunque maturato gli anni di contribuzione previsti. Con la riforma Fornero detti anni di contribuzione sono stati innalzati a 41 per le donne e 42 per gli uomini.

Foto: abcrisparmio.it

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