La comunione dei beni è una situazione che subentra in automatico se gli sposi non stipulano alcuna diversa convenzione tra loro oppure pur avendola stipulata non la rendono pubblica nei modi previsti, così che i loro rapporti patrimoniali saranno regolati dalle norme sulla comunione legale di cui agli art. 177 e seguenti del Codice civile legge.

Secondo tale articolo diventano, al momento della separazione tra i coniugi, oggetto della comunione:

  • gli acquisti effettuati dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio;
  • i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • le entrate dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi, tuttavia, se si tratta di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

Invece, sono beni immediatamente comuni:

  • gli acquisti di beni mobili ed immobili effettuati, anche singolarmente da ciascuno dei coniugi;
  • le aziende costituite da entrambi i coniugi dopo il matrimonio;
  • gli utili delle aziende di proprietà esclusiva di un coniuge ma gestite da entrambi.

Fra i beni che rientrano in comunione immediata vi sono anche le azioni di società di capitali e i titoli di Stato.

Nel caso in cui i futuri sposi desiderino effettuare  la separazione dei beni, per i matrimoni civili, devono effettuarla  all’Ufficiale dello Stato Civile mentre, per i matrimoni religiosi, va fatta al Ministro di culto.

Per la separazione dei beni, dopo il matrimonio sia civile che religioso, occorre un atto stipulato davanti al notaio.

Fonte Immagine – tatone2001.blogspot.com

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