w260-h280_varie_telefonoÈ capitato a molti, anche di recente, di aver disattivato un’utenza telefonica o di averne richiesto trasferimento presso altro operatore ed essersi scontrati con una brutta sorpresa nella bolletta di chiusura con l’azienda che si desiderava lasciare. Un ammontare “sospetto”, giustificato dal nome di “costi di disattivazione”, compariva e talvolta ancora compare tra le voci da pagare per la rescissione del contratto costringendo i consumatori finali ad una spesa tutt’altro che lecita.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. Fino al 2007 queste cifre a carico del consumatore in caso di recesso dal contratto telefonico o di tv a pagamento erano chiamate penali ed erano applicate per legge a quanti volevano interrompere l’erogazione del servizio o richiedere ad altro operatore trasferimento dell’utenza. Con la legge numero 40 del 2007 tali penali sono state vietate facendo eccezione per i reali costi sostenuti dall’operatore per sospendere il servizio o trasferirlo ad altra azienda. Negli anni la maggior parte delle compagnie hanno aggirato l’ostacolo addebitando comunque costi non dovuti ai clienti e giustificandoli, per l’appunto, come costi sostenuti per la disattivazione o il trasferimento del servizio.

In realtà il comma 3 dell’articolo numero 1 della suddetta legge del 2007 parla molto chiaro affermando che nessun costo può essere addebitato al cliente se non costi che è possibile provare e documentare in maniera esatta. Tale regola, inoltre, non vale solo per i clienti privati ma anche per quelli business, intesi come piccole e medie imprese.

L’utente, poi, ha la facoltà di recedere o trasferire l’utenza senza alcun vincolo temporale ma col solo obbligo di informarne il gestore con un preavviso di 30 giorni, periodo massimo entro il quale il gestore stesso dovrà aver adempiuto alla richiesta pervenutagli dal cliente.

Per i trasferimenti di utenze telefoniche da un operatore ad un altro, infine, è importante sapere che nella stragrande maggioranza dei casi le spese per il passaggio sono sostenute dallo stesso nuovo operatore e, dunque, non potranno essere addebitate al cliente finale.

Come fare, però, se ci è già pervenuta una bolletta sbagliata che riporta degli importi di chiusura contratto che non dovrebbero essere presenti? Se si è già provveduto al pagamento della cifra, si potrà richiedere all’operatore il rimborso dell’intera somma mentre, non pagando la bolletta, è possibile richiedere direttamente lo storno. A tal proposito consigliamo il sito dirittosemplice dove, inserendo nel form on line i dati richiesti, è possibile procedere alla compilazione automatica della lettera da inviare all’operatore di proprio interesse.

Foto: acsi.ch

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