Introdotta all’incirca due anni fa promettendo un netto risparmio in bolletta, sono state migliaia le famiglie che hanno deciso di aderire a diverse offerte con calcolo biorario del consumo di energia elettrica. In un primo tempo il risparmio c’era e si notava: ben il 5% in meno sui costi mensili della fornitura elettrica. Poi qualcosa è cambiato. E in alcuni casi la tariffa bioraria non solo è risultata inutile ma persino più costosa della normale tariffa che privilegia i consumi diurni. Vediamo perché.

In questi anni, complice il successo sempre maggiore delle centrali che producono energia rinnovabile, il mercato legato all’energia elettrica è profondamente mutato e con esso anche moltissime offerte che prima avevano la loro ragion d’essere. Ora che le fonti rinnovabili (eoliche, fotovoltaiche, etc) hanno fatto il loro ingresso sul mercato, una grande fetta di quest’ultimo si è spostata verso le nuove forniture che però garantiscono tutta l’energia elettrica necessaria nelle ore che vanno dalle 8 alle 19. Questo significa che tali consumatori necessitano, per le ore serali, di energia elettrica tradizionale.

La risposta delle centrali non si è fatta attendere ed il prezzo per questa fascia (più precisamente dalle 17 alle 21) è aumentato negli ultimi 2 anni addirittura del 30% per ammortizzare le perdite delle ore diurne mentre i costi per i consumi di energia elettrica nelle ore di punta (dalle 8 alle 17) è paradossalmente aumentato “solo” del 7%. Ciò significa che nel 2012 un metro wattora di energia elettrica costa nelle ore serali 93 euro contro gli 83 euro della fascia diurna.

Il risparmio, insomma, non solo è venuto a mancare ma la situazione si è clamorosamente rovesciata. E questo, spesso, all’oscuro di casalinghe che ancora oggi aspettano le ore serali per lavatrici e lavastoviglie convinte che così facendo otterranno un risparmio che purtroppo, immancabilmente, non c’è.

Foto: ancona.cislmarche.it

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