Uno dei problemi maggiori dell’Italia riguarda l’evasione fiscale. Tutti si lamentano dell’enorme quantità di tributi che bisogna versare al fisco, non capendo però che se le tasse sono cosi alte è solo colpa dell’italiano medio, noto evasore fiscale.

Episodi ben noti, come quello di Valentino Rossi che doveva al fisco milioni e milioni di euro, hanno scandalizzato l’opinione pubblica. Bisognerebbe invece riuscire a capire che, non sono solo episodi come questo che alzano l’asticella dei tributi da versare nelle casse dell’erario, è soprattutto l’evasione dei piccoli e medi contribuenti che, uniti insieme, creano i danni più rilevanti.

Questo lo sa bene il fisco che, per combattere l’evasione delle piccole e medie imprese, ha architettato il meccanismo degli studi di settore. Tali studi, sono realizzati sulla base di ampie ricerche svolte dall’Agenzia delle entrate, la quale, con la collaborazione del contribuente, mediante la redazione da parte sua di alcuni questionari, ha creato questo nuovo modo di accertamento. In parole semplici, se una determinata ditta ha acquistato N prodotti deve almeno dichiarare un TOT di incassi. L’acquisto della merce non è l’unico parametro che viene preso in considerazione, si guarda al numero dei dipendenti, alla collocazione geografica aziendale, ai metri quadri del negozio e a tutta una serie di attributi che concorrono nel formare la presunzione di reddito.

Ovviamente, il contribuente che dovesse dichiarare meno di quanto stabilito dagli studi di settore, ma che abbia comunque le “carte in regola”, non dovrebbe temere nulla: ci sarà solo un’inversione dell’onere della prova, per la quale spetterà a lui dimostrare di non avere evaso. Come? Consegnando tutti i documenti che la legge lo obbliga a conservare, documenti che ovviamente devono essere in regola!

Alcune domande sorgono spontanee: quanti italiani avranno dovuto pagare di più, per conformarsi alle conclusioni del fisco, solo perchè magari non hanno tenuto in maniera ordinata la contabilità o hanno perso qualche ricevuta? Saranno questi gli strumenti più idonei a stabilire quanto un’azienda deve pagare?

A voi le riflessioni…..

fonte immagine: figliefamiglia.it

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