Sforato il tetto dei 2 euro al litro per la benzina verde, ormai tutto sembra possibile, in peggio. È questa l’allarmante sensazione, mista allo sconforto, che tutti gli italiani stanno provando nelle ultime settimane visti i pazzi rincari del carburante.

Si stima che gli aumenti fuori controllo del costo di benzina e gasolio graveranno sulle tasche degli automobilisti per un totale di 768 euro in più all’anno, un settimo di ciò che si spende in 365 giorni per comprare cibo e circa la somma totale che utilizza un italiano medio per fare la spesa al supermercato per almeno 50 giorni. Cifre esorbitanti, insomma, che generano paura per il futuro e malcontento.

Il Codacons (organo di coordinamento delle associazioni in difesa dell’ambiente e dei diritti di utenti e consumatori) suggerisce a tutti gli automobilisti di boicottare le stazioni di rifornimento più care. In particolare, continua l’appello, sarebbe opportuno rifornirsi nei soli giorni di venerdì, sabato e domenica nei quali alcune grandi marche ancora operano sconti sul prezzo del carburante. L’obiettivo è ovviamente quello di non far vendere ai gestori delle pompe di benzina più care nemmeno un litro di carburante.

Oltre ad essere ardua, però, l’impresa è forse inutile. A spiegarlo nel dettaglio è Luca Squeri, presidente della Figisc, ovverosia la federazione dei gestori degli impianti di carburante. Quello che questi ultimi ricavano dalla vendita di un litro di carburante, infatti, è poca cosa rispetto ai mega introiti dei brand che stanno dietro. Per ogni litro di benzina o gasolio, infatti, il gestore della stazione di servizio ottiene un ricavo di soli 4 centesimi e negli ultimi tempi, a penalizzare la loro già critica soluzione, ci pensa il sensibile crollo dei consumi che si attesta attualmente intorno al 10%.

Ma allora qual è la soluzione a questi aumenti senza fine? Luca Squeri afferma che nei prossimi mesi rischiano di chiudere ben 5000 stazioni su tutto il territorio nazionale per migliorare l’efficienza della rete italiana di rifornimento. Tutti i gestori che saranno costretti a chiudere otterranno un indennizzo. Dopo questa soluzione, che pare voglia ristabilire un equilibrio ormai perso da tempo (troppi impianti e pochi litri venduti per ogni impianto), si deve guardare ad altre realtà poco lontane dalla nostra geograficamente ed economicamente. Come esempio possiamo citare la Francia che, reduce da aumenti del prezzo del carburante come l’Italia, ha deciso di ridurre le imposte. Un chiaro segnale per far capire che non è possibile fare cassa aumentando in tale misura il costo del carburante.

Foto: avinews.it

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