Riuscire ad evitare il pignoramento dei beni propri ed eventualmente dell’azienda della quale si è a capo è possibile. Come molti cittadini italiani sanno, infatti, negli ultimi anni l’Equitalia, ente di riscossione dei debiti prima conosciuto col nome di Gestline, ha letteralmente messo in ginocchio migliaia e migliaia di persone con cartelle esattoriali da capogiro. Fermo restando la validità dell’ente e la legalità del servizio, opporsi al sistema Equitalia in caso di cartelle inesatte e debiti non corrispondenti al vero è possibile. Vediamo come.

Innanzitutto partiamo dal fatto che, rispetto agli anni passati, il 2011 è stato un anno di grandi novità in materia di rimborso dei debiti nei confronti dello Stato. Prima, infatti, era possibile vedersi notificata un’ipoteca senza mai essere venuti a conoscenza di un debito nei confronti del Fisco.

Notifica delle cartelle esattoriali ed ipoteca, quindi, sono state riviste e rese più precise onde evitare situazioni oltremodo spiacevoli anche in caso di debiti iniqui. Si è partito con lo stabilire attraverso il decreto legislativo 106/2011 che l’ipoteca potrà essere iscritta solo dopo notifica con tempo di risanamento del debito non inferiore ai 30 giorni e solamente per cifre che superino gli 8.000 euro. In caso di prima casa o abitazione cointestata, inoltre, la soglia debitoria per l’ipoteca sale a 20.000 euro.

Molto spesso ci si trova di fronte a cartelle esattoriali da capogiro per multe ormai entrate in prescrizione. Qualora avvenga una simile eventualità sarà necessario impugnare l’atto di pagamento presso l’Autorità giudiziaria di competenza oppure presentare un’istanza di autotutela direttamente ad Equitalia provando l’infondatezza delle somme oppure, ancora, fare richiesta per la sospensione della esecuzione forzata dell’atto per un tempo di 180 giorni così come previsto dal nuovo decreto del 2011.

La cosa fondamentale quando viene notificata una cartella non corrispondente al vero a dire del cittadino è intervenire entro i 30 giorni dal ricevimento della stessa con un ricorso. Questo stesso ricorso può essere presentato in commissione tributaria, se le somme a pagare corrispondono a tributi, o presso gli organi di competenza a seconda dell’oggetto in cartella. L’importante è procedere con tempestività per evitare che il titolo di pagamento diventi definitivo.

Foto: udine20.it

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