L’economia sta collassando. E se è vero che di questo si sapeva molto già qualche mese fa, quello che emerge, dati alla mano, dalle nuove ricerche condotte è che pagare un mutuo, spostarsi con i mezzi di trasporto pubblici e pagare tutte le bollette e le tasse è diventato insostenibile per tutti. O quasi.

Come ci svela Confartigianato, infatti, il caro mutui ha assunto dimensioni inaspettate. A maggio 2012 il tasso medio corrisposto per estinguere un mutuo è pari al 4,12%, ben lontani dal 3,9% che si riscontrava nello stesso mese del 2011.

Risultato: il 30,9% del reddito va speso per pagare il mutuo. Ma cosa succede di ciò che resta del denaro guadagnato? Ben poco a dire il vero. Pensiamo infatti a tutti i rincari subìti in questo duro anno: dalla reintroduzione dell’Imu all’aumento del costo dei carburanti, dagli aumenti nel settore alimentare a quello delle bollette, la stangata per ogni cittadino è di circa 2.333 euro in più all’anno da spendere per tirare avanti dignitosamente. L’inflazione, dal canto suo, continua a crescere: ben lontani dai dati accertati dall’Istat, il suo valore reale si aggira attorno ai 5,5-6 punti percentuali.

Uno dei settori che ha subito i maggiori rincari in questo pazzo 2012 è stato, ad oggi, quello dei trasporti pubblici locali. Una storica impennata del 30% pari a circa 48 euro di aumenti pro capite. Folle anche l’aumento della luce, ben il 21% con una cifra pari a 110 euro, dei rifiuti (11% in più pari a 63 euro), del gas (addirittura 113 euro in più a famiglia sulla bolletta).

E se è vero che sono questi gli aumenti più considerevoli cui è necessario far fronte per andare avanti, è altrettanto vero che non tutti hanno uno stipendio dal quale attingere per sostenere tutti i rincari. La crisi, infatti, non è fatta solo di aumenti ma anche di disoccupazione dilagante. Il più penalizzato fra tutti è il settore edilizio che, come ci spiegano i dati forniti da Confartigianato, ha visto diminuire le aziende di questo tipo in un solo anno dell’1,36%, pari a quasi 900.000 imprese in meno all’appello. Tutto questo si traduce in grande sfiducia e paura per il futuro. In poco più di un anno, infatti, l’occupazione è volata giù del 5,1%, circa 97.800 posti di lavoro in meno.

Foto: economia.panorama.it

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