Roma, 3 gennaio 2012. EquitaliaNegli ultimi anni di Equitalia si è sentito davvero parlare molto in virtù del fatto che le cartelle esattoriali “pazze” e le conseguenti contestazioni sono state davvero migliaia in tutta Italia e per i motivi più disparati. Vediamo oggi come è possibile difendersi e contestare un sollecito di pagamento partendo innanzitutto dal significato di questa comunicazione.

Il sollecito di pagamento viene inviato al contribuente moroso o presunto tale qualora egli, dopo aver ricevuto la cartella esattoriale, ha fatto scadere i termini previsti per il pagamento senza impugnare né contestare l’atto. A questo punto il sollecito inviato ha funzione di promemoria per rammendare al soggetto le morosità da saldare prima che qualsiasi atto diventi esecutivo e la riscossione di quanto non corrisposto avvenga in maniera forzata.

Importante è sapere che i solleciti di pagamento per importi inferiori a 1.000 euro (cosa che sta avvenendo spesso per cartelle esattoriali riguardanti multe) permettono di saldare l’eventuale debito entro 120 giorni dalla ricezione del “promemoria”. Prestate molta attenzione, poi, al dettaglio delle voci di debito che deve necessariamente essere allegato al sollecito. Molte volte, infatti, Equitalia inserisce tra gli importi da pagare anche cifre non dovute come può avvenire per pagamenti già effettuati o per i quali sono scaduti i termini prescritti.

Ma passiamo ora alla possibilità di una contestazione. Il consiglio è quello di valutare o far valutare con attenzione la possibilità di non pagare tali importi ove ovviamente sussistessero le condizioni per farlo. A tal proposito un grande aiuto può arrivare al contribuente da Diritto Semplice, il sito Web che permette di ottenere un’analisi gratuita delle proprie cartelle esattoriali ed un’eventuale successiva assistenza per gestire pratiche di annullamento o di sgravio di somme non spettanti.

Importante sapere poi che, rispetto a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, un sollecito di pagamento notificato da Equitalia è considerato al pari di un avviso bonario e, proprio in virtù di questa similitudine, è possibile impugnarlo in via giudiziaria.

Chi volesse fare ricorso contro la cartella ed il successivo sollecito potrà rivolgersi al Giudice di Pace, a quello del lavoro od alla Commissione Tributaria. Chi, invece, ha intenzione di contestare un sollecito Equitalia senza ricorrere necessariamente ad un giudice potrà presentare un documento di autotutela all’ente che ha inviato il sollecito. In questo caso il soggetto può decidere di far tutto da solo oppure di farsi guidare da un legale.

All’interno del documento di autotutela il contribuente andrà ad inserire la sua richiesta di annullamento o sgravio delle somme richieste da Equitalia e dovrà poi attendere l’esito della sua richiesta. Molto importante, per essere sicuri di non dover pagare durante l’attesa dell’esito, è inserire una richiesta sospensiva della riscossione fintanto che l’esito non avrà dato ragione o torto al soggetto richiedente.

Foto: cronacamilano.it

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