contoLa crisi ancora non risolta ha spinto il Fisco a valutare con molta attenzione ciò che i contribuenti versano sui loro conti correnti o conti deposito, un approvvigionamento di liquidità molto interessante da utilizzare con cura e gradualità qualora se ne percepisse la necessità. E così, per potere utilizzare questo denaro in misura proporzionale agli usi stessi che i correntisti vanno a farne, ecco una serie di imposte diversificate a seconda di alcuni parametri fondamentali.

A specificarlo è una circolare dell’Agenzia delle Entrate, la numero 10 del 2013 per la precisione, che pone innanzitutto l’accento sulla differenza di costi legata a conti correnti e conti deposito. Se, infatti, i primi sono ritenuti strumento necessario per chi ha necessità continua di denaro, i conti deposito sono invece un vero e proprio investimento, uguale in tutto e per tutto ad altre forme di investimento più complesse e già cospicuamente tassate, sui quali l’imposta va applicata per tutto il periodo di vincolo previsto.

Le novità sull’imposta di bollo, dopo quelle arrivate nel 2011 quando l’imposta di bollo aumentò per tutti al fine di riuscire a recuperare rapidamente i 20 milioni di euro necessari al Fisco, riguarderanno quest’anno i soli conti deposito per i quali, a differenza dei normali conti correnti, l’aliquota passa dallo 0,1 allo 0,15% e cioè da un minimo di 34,20 euro (la stessa imposta pagata da coloro che posseggono un normale conto corrente con giacenza media superiore ai 5.000 euro annui mentre le persone giuridiche, a prescindere dagli importi versati, pagano un’imposta di 100 euro) ad un massimo non più fissato con un tetto limite, stabilito invece l’anno scorso a quota 1.200 euro.

Una mini patrimoniale, insomma, come hanno preso a definirla gli stessi operatori del settore, che potrebbe togliere ai risparmiatori ancor più di quanto finora fosse stato loro richiesto per i propri investimenti.

Foto: sostariffe.it

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