Sia che si possegga un immobile che si desidera fittare, sia che si cerchi un appartamento in fitto nel quale andare ad abitare, è di fondamentale importanza conoscere le regole fondamentali per il contratto di locazione e le eventuali agevolazioni delle quali usufruire.

Grazie alla legge numero 431 del 9 dicembre 1998 è stato abolito il cosiddetto contratto “equo canone” che prevedeva un canone prestabilito per il fitto di immobili. Ad oggi sono molteplici le tipologie contrattuali possibili ma due quelle più utilizzate: il contratto a canone libero ed un altro a canone concordato.

In quello a canone libero le due parti si accordano liberamente sul canone mensile, trimestrale o semestrale e su tutte le altre condizioni contrattuali con l’obbligo, però, della durata minima di 4 anni più 4 di rinnovo tranne se durante il suddetto periodo avverrà il subentro del proprietario dell’immobile, la vendita dello stesso o la sua ristrutturazione.

Nel caso di canone concordato, invece, lo stesso canone è stabilito territorialmente tra le organizzazioni di inquilini e proprietari. In questo caso il prezzo del canone è leggermente inferiore a quello del canone libero e vi sono tutta una serie di agevolazioni sia per l’inquilino che per il proprietario ovverosia imposta di registro, Irpef ed IMU per i Comuni dove questa forma contrattuale è incentivata. In questo caso la durata minima del contratto è di 3 anni più 2 di rinnovo.

Ma vediamo ora come calcolare lo sgravio contributivo per chi prende in fitto un appartamento con contratto a canone concordato in un Comune ad alta densità abitativa.

In questo caso, infatti, si potrà usufruire di una riduzione del 30% sull’imponibile sul quale va calcolata l’imposta di registro dovuta. L’imposta arriva quindi al 1,4% che dovrà essere diviso equamente tra proprietario dell’immobile ed inquilino.

Ma chi può usufruire di questi vantaggi? In realtà non tutti quelli che stipulano il contratto di locazione a canone concordato ma solo quelli che decidono per la formula classica 3 anni più 2 e coloro che stipulano un contratto di natura transitoria per studenti universitari per un minimo di 6 mesi fino ad un massimo di 36. Le locazioni brevi (1-18 mesi) sono invece escluse da tali agevolazioni.

Foto: italiaaffitti.it

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