Un ulteriore dietrofront da parte dell’esecutivo ha nuovamente mandato in confusione i milioni di contribuenti italiani che, dopo le notizie del mese scorso che avrebbero dovuto vedere la diminuzione dell’Irpef per i primi due scaglioni di reddito, quelli più bassi, raggiunge oggi un nuovo equilibrio, non di certo quello definitivo.

In buona sostanza ecco cosa sta per avvenire. Le aliquote Irpef che si pensava di abbassare dal 23% al 22% per i due scaglioni di reddito più bassi (quelli fino a 15mila euro annui) e dal 27% al 26% per i redditi entro i 28mila euro, non subiranno invece alcuna riduzione, almeno a stretto giro.

Di per contro si dovrebbe invece arrivare in breve tempo all’aumento dell’Iva ordinaria dal 21% al 22%. Per Iva ordinaria si intende ovviamente quella legata a beni come abbigliamento, prodotti tecnologici, prestazioni di professionisti e così via. Nulla dovrebbe cambiare, invece, per l’Iva ridotta, quella al 10% legata ai prodotti alimentari, ad alcuni lavori edili e alle prestazioni alberghiere e di ristorazione. Discorso uguale anche per i generi di primissima necessità come pane, frutta, latte e pasta la cui Iva resterà al 4% così come per libri, giornali in generale e mense ospedaliere e scolastiche.

In tutti questi cambiamenti nient’altro che positivi, in molti si chiederanno dove la già rivisitata legge di stabilità voglia favorire i contribuenti lavoratori. È presto detto. Mentre l’Irpef resterà invariato e l’Iva subirà un aumento di un punto percentuale (indiscrezioni parlano addirittura di un passaggio al 23%), il cuneo fiscale verrà ridotto. Per chi non conoscesse nel dettaglio il significato del termine, cuneo fiscale sta ad indicare la differenza tra quanto un’azienda riconosce al lordo al dipendente e quanto quest’ultimo percepisce al netto delle tassazioni ora in vigore. Agendo sulla riduzione del cuneo fiscale, quindi, si otterrà un considerevole vantaggio per il lavoratore che percepirà un salario più alto in busta paga. I benefici dapprima legati esclusivamente al lavoratore, a partire dal 2014 interesseranno anche le aziende. L’obiettivo, sul lungo termine, è quello, insomma, di rilanciare la competitività attraverso una manovra sul costo del lavoro.

Tempo fa parlammo inoltre della discussa manovra della legge di stabilità che voleva ridurre a random alcune delle detrazioni per casa e famiglia finora più significative. Sul tema regna ancor oggi troppa confusione ma quello che pare certo è che il taglio alle detrazioni non riguarderà più i redditi dell’anno in corso dichiarati nel 2013, ma solo quelli maturati a partire dal prossimo anno e dichiarati nel 2014. Nonostante si tratti per ora di semplici proposte, grazie al consenso della maggioranza queste modifiche dovrebbero essere attuate a breve mentre per informazioni più precise e concrete riguardo ad eventuali franchigie sulle detrazioni e tetti massimi la strada è ancora nulla. E non certo in discesa.

Foto: adnkronos.com

Tags:

Sorry, Comments are closed.