Sembra assurdo ma è così. Il caro vecchio principio della progressività, così come sancito dalla nostra Costituzione, viene meno con la nuova Imposta Municipale Unica, più semplicemente Imu, che sostituisce di fatto la vecchia Ici e l’Irpef sui redditi fondiari. Dimenticate, quindi, agevolazioni in base al reddito per chi dovrà pagare le due o tre rate dell’Imu la cui prima tranche è in scadenza nel mese di Giugno.

In buona sostanza, coloro che posseggono una piccola casetta in campagna per le vacanze pagheranno esattamente la stessa cifra che paga un’azienda che possiede uno stabile, magari nel cuore della città. Una situazione alquanto strana che emerge dai calcoli effettuati dalla Cgia di Mestre che hanno evidenziato come, alla crescita del reddito, diminuisca il carico Imu a differenza di quanto accadeva precedentemente con il pagamento dell’Ici.

Ma perché avviene ciò? La risposta è tanto amara quanto semplice. Badando all’Imu non è in realtà cambiato nulla rispetto al passato. L’Ici come l’Imu, infatti, sono imposte ad aliquota fissa e quindi con importo fisso da pagare anche per fasce di reddito diverse. Quello che recherà vantaggio a coloro che hanno redditi più elevati e più immobili sui quali pagare l’Imu sarà la scomparsa dell’Irpef sui redditi fondiari che, a differenza di Imu ora ed Ici prima, presentava aliquote progressive in base al reddito del contribuente cui sono intestati gli immobili stessi e che ora confluisce direttamente nell’importo Imu.

Tale discorso valeva però per gli immobili non affittati poiché quelli concessi in locazione a terzi presentavano una diversa tassazione, detta Irpef sul reddito da locazione e calcolata quindi sugli introiti mensili, trimestrali o semestrali percepiti per il fitto dell’immobile.

I ricchi ringraziano. L’aumento del 60% sulle rendite catastali, insomma, sarà un problema che non toccherà coloro che hanno seconde case ed un reddito superiore ai 100 mila euro annui.

Foto: lettera43.it

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