Da molti è stata definita l’imposta più odiosa che imprese e liberi professionisti siano costretti a versare nelle casse dello Stato. Ad oggi, però, poco è stato fatto per affrontare il problema dell’IRAP e per capire se è davvero possibile assottigliare la platea di contribuenti costretti a pagarla.

Un’imposta difficile da eliminare, questo appare certo. Grazie ai circa 30-35 miliardi di euro annui che frutta l’IRAP, infatti, Stato e Regioni possono far fronte alla spesa sanitaria, un altro capitolo importante. Ma i lavoratori autonomi, ormai, sono stufi e le mobilitazione negli anni sono triplicate. Il risultato, forse ancora al suo stato embrionale, è che forse una soluzione c’è. Non per tutti, sia chiaro. L’IRAP, infatti, non è destinata a sparire come imposta ma forse solo a non essere più un appuntamento fisso per alcune categorie di lavoratori.

Quella che il presidente di Confindustria Squinzi ha infatti definito “un’imposta che colpisce chi mette più cervello nel suo lavoro”, potrebbe in un futuro nemmeno tanto lontano essere solo un lontano ricordo se la piccola impresa o il libero professionista rispetterà tre requisiti fondamentali: non essere responsabili di una struttura organizzativa, non avere dipendenti o collaboratori fissi ed infine non utilizzare nella propria attività beni strumentali oltre il minimo necessario. Delle limitazioni, pare evidente, che sono un po’ troppo vaghe e difficili da calare nel caso di ciascuno. E se i tempi sembrano ormai maturi per riflettere sulla difficile condizione del lavoro oggi, che sempre più spesso costringe moltissime aziende a dichiarare fallimento e conseguentemente chiudere, il problema IRAP spesso deve essere risolto in Cassazione.

Dopo un mega movimento in tal senso, nel 2010 la stessa Cassazione ha liberato dall’imposta i coltivatori diretti, gli artigiani ed i piccoli commercianti ma ha creato altri punti meno chiari che ancora oggi fanno porre domande mai risposte. Come dovrebbe infatti ritenersi un consulente finanziario i cui unici strumenti di lavoro sono l’auto, il cellulare e sporadicamente un aiutante? Dovrebbe un avvocato che collabora da esterno con uno studio pagare l’Irap?

Per ora non ci sono risposte certe ma è stato finalmente dato mandato all’Esecutivo perché chiarisca la definizione di autonoma organizzazione ed applichi un primo taglio, seppur solo selettivo, a questa tanto temuta imposta.

Foto: marketmovers.it

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