busta-pagaChi ha la fortuna di avere di questi tempi un lavoro, fisso o precario che sia, ogni mese riceve il tanto sospirato cedolino, meglio conosciuto ai più col nome di busta paga. Questo documento che il dipendente firma ogni mese è di fondamentale importanza poiché riporta i giorni lavorati, le festività, le ferie, i permessi e tutte le voci contributive che danno il netto mensile corrisposto al lavoratore. Ecco perché è assolutamente necessario conoscere alcune voci importanti per poter controllare per tempo che tutti i dati siano esatti.

Partiamo da una piccola premessa: ogni studio di consulenza del lavoro elabora i cedolini paga attraverso software diversi fra loro. Da questo dipende la grafica spesso diversa di una busta paga rispetto a quella di un nostro amico assunto presso un’altra azienda. Importante è sapere, però, che questa differenza è solo, per così dire, estetica ma le voci inserite devono obbligatoriamente essere le stesse.

Dopo la parte alta del cedolino, simile per tutti, dove sono presenti i dati anagrafici del lavoratore, quelli dell’azienda, la mansione svolta e il livello, ecco una sezione molto interessante legata a doppio filo col contratto di lavoro firmato all’inizio del rapporto. Si tratta delle caselle retribuzione base, contingenza, terzo elemento, aumento per anzianità e superminimo. La prima, retribuzione base, indica appunto la retribuzione base, sotto la quale è impossibile scendere, prevista dal CCNL applicato al lavoratore. La contingenza è invece un importo fisso mensile che il lavoratore percepisce sommandolo alla retribuzione base a seconda del suo livello.

Il terzo elemento, definito anche assegno supplementare, è una piccola cifra corrisposta in base alle diverse contrattazioni sindacali mentre l’aumento per anzianità è l’importo che il dipendente percepisce in più per lo scatto di anzianità che fa aumentare il suo livello (gli scatti avvengono solitamente dopo due oppure tre anni continuativi di lavoro presso la stessa azienda). Il superminimo, infine, è un semplice elemento, leggermente più alto rispetto all’importo della retribuzione base, che in base ai diversi CCNL viene applicato per migliorare la retribuzione.

Passiamo ora alla parte che più interessa al lavoratore quando legge la sua busta paga ovverosia il totale delle spettanze. La casella che va sotto questa voce indica la somma dei giorni lavorati e di eventuali ferie non godute (le stesse, se godute, andranno invece sottratte). A questo andrà sottratto l’importo della casella “Totale contributi”, il denaro, cioè, trattenuto dalla retribuzione ai fini pensionistici.

Andiamo ora alle trattenute. Solitamente nella parte bassa a sinistra del cedolino, infatti, troviamo le voci Irpef lorda, detrazioni per lavoro dipendente ed Irpef netta. La prima voce è l’imposta sul reddito per le persone fisiche, la seconda riguarda le detrazioni che abbassano l’imponibile Irpef sul quale verranno calcolate le tasse mentre la terza è nient’altro che la differenza tra le due voci precedenti. L’Irpef netto sommato ai contributi pensionistici danno luogo al totale delle trattenute mensili che, sottratto alla spettanza lorda, dà il netto mensile corrisposto effettivamente al lavoratore.

Foto: vocearancio-ingdirect.it

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