Parliamo di espulsione sociale, certo, non di una espulsione dal nostro Paese. Ma questa provocazione, lanciata dal saggista e manager Francesco Delzìo, è bastata per alzare un polverone di polemiche e curiosità senza fine.

Nel suo ultimo libro “Lotta di Tasse. Idee e provocazioni per una giustizia fiscale”, edito da Rubbettino, Delzìo propone l’espulsione sociale per gli evasori, visti come vera spina nel fianco della nostra economia, il reale deterrente affinché la delicata situazione economica attuale si ristabilizzi.

Secondo lo scrittore, infatti, se l’economia va a picco, la spiegazione è tanto amara quanto semplice: lavoratori e pensionati pagano circa l’80% del gettito fiscale ma detengono solo il 30% della ricchezza nazionale. Una grave disparità che proverrebbe dall’evasione fiscale dilagante.

Intervistato da Virgilio, il manager e saggista ha risposto con fermezza indicando che il vero problema, ad oggi, non riguarda il partito politico che ci rappresenterà ma le misure che saranno attuate per porre fine all’evasione. Le promesse “via Imu”, “via Equitalia”, insomma, non sembrerebbero a suo parere la base fondamentale per aprire un nuovo discorso tra partiti e popolo.

Ma quando gli viene chiesto se eliminare completamente l’evasione possa rappresentare un danno ancora più forte ad un’economia già da tempo in ginocchio, la sua risposta è perentoria: l’espulsione sociale per gli evasori non rappresenterebbe in alcun caso una forte perdita economica per i contribuenti dal momento che gli stessi evasori, con la loro condotta illegale, non alimentano l’economia ma, anzi, la depauperano ulteriormente.

Ma cosa si intende, precisamente, per espulsione sociale? Anche in questo caso Delzìo è molto chiaro. Espulsione sociale significherebbe togliere agli evasori ruoli di responsabilità nella società. Una scelta netta, non priva di critiche, che tuttavia Delzìo porta avanti con orgoglio e speranza sottolineando, inoltre, come in realtà gli italiani non siano quella massa di lamentosi che la tv vuole farci credere.

Recenti sondaggi, infatti, hanno fatto emergere come i giovani tra i 18 ed i 25 anni ritengano fondamentale nella lotta alla crisi economica il valore dell’onestà e come molti cittadini aderiscano sempre più spesso spontaneamente  al pagamento delle imposte.

Foto: corriereinformazione.it

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