indexCome ogni anno, i possessori di partita Iva arrivano al momento del conteggio tra il dare e l’avere dell’Iva incassata attraverso le fatture emesse ai propri clienti e quella versata sulle fatture dei loro fornitori. Se da questa differenza dovessero emergere somme a credito del contribuente, questi ha due possibilità sull’utilizzo della cifra che gli spetta.

Nella maggior parte dei casi, infatti, è previsto il “congelamento” di tale somma che verrà utilizzata a credito per l’anno solare successivo sui versamenti Iva che seguiranno. In alcuni altri casi, disciplinati dall’articolo 34 della legge numero 388 del 2000, il contribuente ha facoltà di richiedere il vero e proprio rimborso di quanto in eccedenza e a suo credito. Vediamo quindi attraverso quale procedura è possibile richiedere il rimborso Iva per il 2013.

Una volta appurata la presenza di un credito per il contribuente, questi dovrà presentare al concessionario della riscossione il cosiddetto modello VR. Ricordiamo che la stessa legge di cui sopra stabilisce che ciascun contribuente in possesso di partita Iva e con somme a credito potrà richiedere un massimo di 516.456,90 euro.

Quando l’importo a credito per il quale si richiede rimborso è superiore ai 5.164,57 euro, al modello VR andranno allegate delle garanzie accessorie come una polizza assicurativa o la sottoscrizione di una fideiussione bancaria o, ancora, titoli di Stato. Il rimborso così richiesto, che dovrà essere opportunamente vagliato dall’Ufficio Unico per le entrate del territorio di competenza, dovrà essere erogato entro e  non oltre 3 mesi dalla richiesta del contribuente, periodo che scende a soli 2 mesi se lo stesso ha fatto richiesta di versamento sul proprio conto corrente bancario. In caso l’ufficio competente tardasse nel pagamento, a questo andranno sommati gli interessi in maturazione, pari al 2,75% per anno di ritardo.

Esistono poi tutta una serie di eventualità per le quali la richiesta potrebbe non essere ritenuta valida. Tra queste rientrano la contestazione di falsa fatturazione, un presunto reato che porta alla sospensione del pagamento sino a quando la questione non sarà chiarita in giudizio. L’Erario potrebbe inoltre rifiutare di elargire la cifra ma non a causa di contestazione. In questo caso il contribuente avrà la possibilità di utilizzare l’importo Iva a credito nella liquidazione periodica successiva senza che questo, però, maturi alcun interesse.

Foto: impresalavoro.eu

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