C’era da aspettarselo. Con i margini di libertà decisionale lasciata nelle mani dei Sindaci di tutta Italia, otto Comuni su dieci vedranno aumentare il livello base dell’aliquota IMU il cui dato medio, per ora, arriva allo 0,95% rispetto al valore di base, legiferato col decreto Salva – Italia, pari allo 0,76%.

Le nuove aliquote locali che verranno decise serviranno ai contribuenti per pagare il saldo del 17 Dicembre prossimo ma, ad oggi, non c’è nulla di definitivo sulle scelte di ciascun Comune visto che i Sindaci avranno tempo fino al prossimo 31 Ottobre per decidere.

A pagare lo scotto di questi aumenti previsti su quasi tutto il territorio soprattutto imprese e proprietari di case date in affitto. In questi due casi, infatti, sarà applicata la nuova aliquota maggiorata a patto che non vi siano eccezioni che hanno sempre, però, una portata decisamente limitata. Non tutti i Comuni, ad ogni modo, sono uguali. In quel di Lecce ad esempio, il Sindaco ha deciso qualcosa di molto innovativo. Coloro, infatti, che abiteranno in case dove sono stati installati impianti fotovoltaici avranno un’aliquota ridotta dello 0,1% per ben 5 anni.

Ma, come dicevamo, il vero problema non sono le prime abitazioni (la cui aliquota si attesta attorno allo 0,44%) ma le imprese. Salvo casi molto specifici (come proprietari dell’azienda e dello stesso immobile o laboratorio, cinema, teatri e botteghe storiche), infatti, gli sconti si assottigliano fino a cessare. Ma esempi di virtù fortunatamente esistono e dovrebbero essere seguiti, soprattutto in un momento di crisi come questo, da un numero sempre maggiore di sindaci. A Venezia, per esempio, le imprese che assumono giovani o over 50 hanno un’aliquota agevolata per l’immobile pari allo 0,76% mentre a Lecco pari allo 0,46% per chi assume ricercatori ed apprendisti. Pochi casi, però, ancora troppo isolati. I Sindaci della maggior parte dei Comuni italiani potrebbero rincarare la dose, soprattutto dopo l’analisi dell’acconto di Giugno.

Foto: news.attico.it

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