tassa di soggiornoÈ uno dei balzelli più odiati da vacanzieri ed albergatori eppure la tassa di soggiorno, in vigore in moltissime località italiane già da qualche anno, continua a rappresentare per i Comuni un importante introito economico mensile. Introdotta in conseguenza della legge sul federalismo fiscale, questa imposta ha un importo molto variabile da città a città e da struttura a struttura.

Si parte infatti da un minimo di 50 centesimi a notte a persona fino a toccare addirittura punte di 5 euro in alcune località turistiche e colpisce quindi tutti coloro che scelgono di soggiornare in una città diversa da quella di residenza usufruendo di un hotel, ostello, b&b, agriturismo, affittacamere o quant’altro.

Ma facciamo dei nomi e dei numeri. In città frequentatissime dai turisti tutto l’anno, come Roma, la tassa di soggiorno per chi pernotta in un hotel fino a 3 stelle è di ben 2 euro a notte a persona che diventano addirittura 3 euro a notte se si sceglie per la propria vacanza un hotel a 4 o 5 stelle. Più economica la Puglia dove ad Alberobello la tassa di soggiorno ha un costo di soli 80 centesimi a notte a persona per chi è ospite di una struttura con 1, 2 oppure 3 stelle mentre sale a 1 euro per gli alberghi a 4 o 5 stelle. Molto peggio in Sicilia, invece, dove chi sceglie di soggiornare in un albergo a 5 stelle dovrà sborsare per ogni pernottamento 2,50 euro a persona.

Come se non bastasse, poi, questo 2013 ricco di aumenti e nuove tasse sta vedendo in moltissime località anche l’aumento di questa particolare tassa nell’ordine di circa 1 euro in più a notte a persona per ogni categoria ricettiva (una, due, tre o più stelle). Aumenti in molti casi inaccettabili che alcuni Comuni come Napoli stanno cercando di rimodulare al fine di evitare gravi problemi sul settore turistico, già seriamente penalizzato dalla crisi degli ultimissimi anni.

I turisti ne sono scontenti e gli albergatori anche. Al momento del saldo del proprio soggiorno, infatti, il cliente è tenuto a corrispondere, in base alla delibera comunale di riferimento, una somma aggiuntiva rispetto al soggiorno usufruito nella struttura che l’hotel dovrà poi versare al Comune mensilmente. Ma per cosa vengono utilizzati questi soldi chiesti ai turisti? La domanda è inevitabile ma la risposta spesso è poco certa.

Secondo il disegno che ha portato alla nascita di questa particolare imposta, la tassa di soggiorno raccolta dai Comuni verrà utilizzata per opere di pubblico interesse volte a rendere più bella e vivibile la città colpita dal “fardello”. Una città, insomma, che togliendo più denaro ai turisti dovrebbe attirarne di nuovi. L’idea è apparsa ai più davvero paradossale e la concorrenza tra strutture ricettiva è risultata essere ancora più spietata visto che alcuni Comuni italiani, sebbene colpiti come tutti dalla pessima congiuntura economica dell’ultimo periodo, non hanno introdotto l’imposta.

Foto: belicenews.it

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