Per molti si tratta di un nome assolutamente nuovo. In realtà la cosiddetta Tobin Tax, dal nome del suo ideatore, James Tobin, nasce nel lontano 1972 prevedendo un prelievo minimo su ogni transazione effettuata. Questa tassa, calata nel contesto europeo, porterebbe ad un prelievo dello 0,1% su ogni transazione finanziaria effettuata dove almeno una delle due parti (banca o società finanziaria) abbia sede nell’Unione Europea. Questa aliquota scende addirittura allo 0,001% in caso dei cosiddetti derivati.

Un’altra tassa, penseranno in molti. In realtà in questo caso potremmo parlare molto più correttamente di un contributo a impatto zero sui propri affari. Questa tassa, infatti, toglie pochissimo al singolo investitore (circa 1 euro ogni 1.000 in transazione) ma crea un gettito considerevole che permetterebbe di far entrare nelle casse europee ben 57 miliardi di euro l’anno e, di conseguenza, di far pagare molto meno agli Stati membri dell’UE. La commissione europea ha infatti quantificato il risparmio per l’Italia in ben 6 miliardi di euro l’anno, l’importo di una intera manovra finanziaria come quella sotto i nostri occhi in questi mesi.

Con il sì dell’Italia al progetto della Tobin Tax, sale a 11 il numero dei Paesi che si sono detti favorevoli all’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie. Questo è già di per sé un importante traguardo visto che l’Unione Europea, superato lo scoglio dell’unanimità che, di fatto, resta irraggiungibile, ha fissato ad almeno 9 sì il minimo per continuare nell’attuazione del nuovo programma la cui proposta formale è attesa per Novembre e sarà presentata all’Ecofin.

Ma la Tobin Tax servirà solo a risparmiare e far cassa? Non proprio. L’introduzione di questa tassa, che ripetiamo sarà impercettibile sia per grandi che per piccoli investitori, ha in realtà anche un altro scopo e cioè quello di demoralizzare le ondate speculative.

Ciò vale a dire, in buona sostanza, che le transazioni a breve termine, dove il titolo viene acquistato ad un prezzo per essere rivenduto poco dopo ad un prezzo nettamente maggiore creando instabilità nei mercati, verrebbero scoraggiate proprio a seguito dell’introduzione di un’aliquota. E questo, tradotto in termini meramente pratici, permetterebbe al mercato finanziario di acquistare più forza e maggiore credibilità.

Foto: effedieffe.com

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