Letteralmente si traduce in ‘saltare (fare surf) da un divano all’altro’ , sintetizzando la possibilità di dormire (e quindi di viaggiare), vivendo in casa di sconoscosciuti, intrecciando rapporti e relazioni con gente del posto per un tempo indefinito, per una singola notte o per più mesi!

L’idea di alloggiare presso sconosciuti, su un giaciglio di fortuna, un pezzetto di giardino su cui montare la tenda e un angolo di casa per sistemare le valigie, può sembrare una soluzione rischiosa e costrittiva, ma dopo anni di esperienze raccontate da ogni parte del mondo ogni dubbio sembra dissipato. Del resto è diventato il modo più originale e democratico di viaggiare.

Il progetto è nato nel 2003, suscitando poco interesse e una manciata di iscritti; in seguito a miglioramenti tecnici e servizi aggiuntivi, il sito iniziò ad ingranare, supportato da utenti eticamente corretti e solidali. Nel 2006 a causa di un black out del database e conseguente perdita di tutti i dati, il progetto sembrava dovesse chiudere i battenti, ma fu salvato da volontari che lo rimisero in sesto ricontattando i singoli utenti.

La rete, dunque, al servizio dell’ospitalità e della voglia di esplorare, sotto la bandiera della libertà e aiuto solidale? Ci sembra di respirare lo stesso spirito e ideali che hanno contraddistinto i primi viaggiatori, vagabondi in trasferta per mesi, magari con meta fissata ma con tante tappe intermedie da decidere e in tempi variabili.

Purtroppo dobbiamo aggiungere che anche i progetti più belli, trasparenti ed emozionanti sono destinati a a piegarsi al dio denaro. Sembra impossibile, ma il fondatore del servizio Casey Fenton ha annunciato il 1 settembre 2011 che  il servizio da no profit sarà in parte a pagamento. Infatti ha venduto, e con essa l’anima del couchsurfing perdendo la fiducia di tantissimi sostenitori, una quota alla società Benchmark Capital e Omidyar Network, creando una B corporation. Giustifica la cessione senza però mai avere preaccennato nulla alla fedele comunità: la società no profit non aveva i requisiti della legge federale 501(c)(3) e dopo battaglie legali e intoppi burocratici ha deciso di vendere una quota minoritaria. Ed assicura che couchsurfing sarà gratuito nelle funzioni base e non sarà mai in vendita nella sua totalità.

L’ entusiasmo iniziale e la delusione dopo la cessione dimostrano come il progetto sia davvero una forma alternativa di turismo: non si tratta di scroccare un posto letto o rimorchiare in tutto il mondo, si tratta di vivere nuove vite, avventure e luoghi sconosciuti con spirito libero e divertente.

Rimane comunque un’opportunità conveniente e divertente per viaggiare, resa ancora più sicura dai feedback sugli iscritti (come per il sito Ebay). Infatti se associato all’acquisto di voli low cost, il couchsurfing rappresenta comunque una valida ed economica modalità di viaggiare e fare esperienze inaspettate.

Tags:

Sorry, Comments are closed.